Come for the party, stay for the crisis

Le feste dovrebbero essere un momento per scatenarsi e non pensare a nulla, invece a me fanno l’effetto contrario. Nella baldoria, nella musica assordante spesso realizzo quanto sia facile isolarsi. Inizio a guardare le cose dall’esterno, e anche se continuo a ballare, a bere e a ridere, metà del mio cervello si affanna a pensare, pensare, pensare.

Osservo i ragazzi che si scatenano e costringono le ragazze a farsi da parte, per ballare tutti abbracciati come giocatori prima di scendere in campo.

E vedo altri due ragazzi, invece, a cui non importa quel casino, a loro importano le ragazze. Ci ballano intorno, incrociano i nostri sguardi, ridono e un po’ (lo ammetto) mi mettono ansia. Perché si comportano come se fosse ovvio che le ragazze ci staranno, perché le luci stroboscopiche impediscono di seguire la moviola dei loro movimenti.

Loro ballano attorno alle ragazze, ma non attorno a me, e stupidamente mi dico: «Questo è il bello di non essere la ragazza più carina della festa.»

All’inizio sono contenta, poi gelosa. Poi arrabbiata.

Sono contenta perché non punteranno me, ma un’altra. Perché le loro cattive intenzioni (se mai ne avessero) sarebbero dirette altrove. È un concetto cattivo e sbagliato: sono contenta di non essere io la potenziale vittima.

Perché non mi reputano carina abbastanza? Abbastanza per cosa, poi? Conosco appena gli altri invitati. Non sarò bellissima, ma non sono nemmeno così malaccio, questo lo so. Allora perché non guardano anche me? Anche questo è un pensiero cattivo: sono gelosa, ingiustificata.

Infine, mi arrabbio con me stessa e con loro. Io sono carina, grazie tante. Io mi sento particolarmente carina, oggi. Per la prima volta ho messo dei tacchi comodi, un bel vestito. Voglio divertirmi, non voglio pensare ad altro.

tumblr_o6hbfoQg8b1uvx17wo1_500.jpgFingo di non notare il fatto che nessuno di loro mi noti e volete sapere la verità? Dentro di me so di non volerlo nemmeno. Mi piace semplicemente l’idea di interessare a qualcuno, ma so che se uno sconosciuto mi ballasse attorno, scapperei a gambe levate.

Sono valida così come sono, e sono carina e intelligente e imbarazzante e rompiballe come tutte le altre persone. Non ho bisogno che un altro ragazzo mi valorizzi o mi approvi. Questo è un concetto giusto, ma è difficile metterlo in pratica – una deformazione professionale.

Non so chi sia la causa della mia contentezza e gelosia: la società, che ha sempre colpa di tutto? So solo che arrabbiarmi era l’unica reazione valida.

Cosa un ragazzo pensa di me non deve influire su cosa io penso di me.

Alessia xx

gnome: aforisma, sentenza

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