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Sex is like taking a jog, some people just hate taking a jog – Intervista a un’asessuale

In occasione della Asexual Awareness Week, vi propongo una collaborazione con Simona di La siepe di more: proprio grazie a lei ho scoperto questa settimana dedicata alla divulgazione asessuale.

Spulciando sul suo blog, sono stata molto contenta di trovare alcuni articoli dedicati a questo tema. Soprattutto, ammetto di essere stata molto sorpresa, dato che l’asessualità non è esattamente un tema all’ordine del giorno, ma (citando Simona) «essendo asessuale, l’asessualità mi sta a cuore per forza!»

Avevo i dubbi collezionati in diciotto anni e una persona disponibile a rispondermi con pazienza: ecco com’è nata questa intervista 😌

Cosa significa precisamente essere asessuali?

Significa non provare attrazione sessuale, cioè interesse nell’avere un rapporto sessuale con qualcuno/a. Il che non esclude sempre il desiderio sessuale, cioè la volontà del corpo di volere la soddisfazione sessuale (tramite la masturbazione, per esempio).
tumblr_oel6xjL2lk1sx6ej7o1_540.jpgNella comunità asessuale si va da libido bassa fino ad arrivare ad alti livelli. Solo che questa libido, anche quando c’è, non viene indirizzata nei confronti di una persona specifica: hai voglia di piazzarmi davanti bei manzi mezzi nudi, non mi verrà voglia di farci niente di peccaminoso! 😆

Tuttavia, molt* asessuali provano attrazione romantica, cioè desiderano avere una relazione romantica con qualcuno/a: quindi abbiamo persone etero, omo, bi o panromantiche.

tumblr_neumh8u3uD1rtdijmo2_500.jpgCos’è invece l’aromanticismo?

Gli/le aromantic* sono asessuali che non provano né attrazione sessuale né attrazione romantica. Possono comunque avere il desiderio di costruirsi una relazione non-romantica, chiamata “queerplatonica”, anche se suppongo che per un non-asessuale può assomigliare ad un’amicizia davvero molto profonda.

Aromanticismo e asessualità vanno sempre di pari passo?

Ovviamente no. Potremmo dire che l’asessualità è il termine ombrello che comprende sia chi prova attrazione romantica sia chi non la prova.

L’asessualità è una questione mentale (non ti interessa il sesso) o fisica (il sesso non ti eccita)?

Ci sono asessuali interessat* al sesso: insomma, tutt* ne parlano bene e si può avere la curiosità di provare! Il fatto di non provare attrazione sessuale non vuol dire che il corpo non possa eccitarsi — visto che, a livello fisiologico, non abbiamo niente di “rotto” — e che non possa provare piacere dalla masturbazione o da un rapporto sessuale.

Poi ci sono asessuali assolutamente indifferenti al sesso: magari ne fanno perché sono in coppia con uno/a non-asessuale, ma non gli fa né caldo e né freddo. Il che non vuol dire che se ne stanno come ciocchi di legno in attesa che il/la partner abbia finito, ma semplicemente che non ci trovano niente di così speciale da ritenerlo fondamentale.

Infine ci sono asessuali ai/alle quali il sesso proprio non piace, anzi ne provano repulsione (infatti, vengono chiamat* “repuls*”, termine che traduce poco elegantemente l’inglese “repulsed”).

Qualcuno ha mai bollato la tua asessualità come «solo una fase»? E come hai fatto a capire che effettivamente non si trattava di qualcosa di passeggero?

No, anche se non ho mai trovato qualcuno/a che avesse sentito dell’asessualità prima che gliene parlassi io. Riconosco di essere stata sfacciatamente fortunata in questo, per il momento.

Ho capito che non si trattava di qualcosa di passeggero perché manco di attrazione sessuale da sempre. Inoltre, leggendo le esperienze di altr* asessuali mi ci riconoscevo alla grande e questo ha aiutato. Per il resto, è stato faticoso lavoro di introspezione, un lavoraccio che continua ancora oggi…14357395308_c7d15060c2_b

Secondo te gli asessuali sono meno discriminati rispetto agli altri queer?

Sì, nel senso che non ci sono leggi restrittive che negano diritti agli/alle asessuali.
Tuttavia, gli/le asessuali non sono meno a rischio di incomprensioni, solitudine e bullismo. Durante l’adolescenza, ricordo bene quanto mi sentissi sola nel mio disinteresse nei confronti dei ragazzi, mentre per tutte le mie amiche erano il principale argomento di conversazione.
Inoltre, il sesso è considerato così intrinsecamente normale che è facile sentirsi dire di avere qualcosa che non va: da qui è facile pensare di poter suscitare il triste interesse di qualche bulletto.

Gli asessuali fanno coming out?

Se lo vogliono, certo! Ed è bene essere preparat* a dare delle spiegazioni su cos’è e cosa non è l’asessualità, perché la maggior parte delle persone ancora neanche sa che esiste.
Se poi si preferisce tenere quest’informazione per se stessi, non c’è niente di male. Si tratta di qualcosa di molto personale e, purtroppo, c’è anche da considerare il contesto in cui si vive: se non vi sentite al sicuro, non dovete sentirvi obbligati a dire nulla a nessuno/a.

Certo, se siete in una relazione, il/la vostr* partner dovrà pur sapere che siete asessuali, soprattutto se il sesso non è sulla vostra lista delle cose da fare insieme. Magari non è proprio il tipo di conversazione che ciascuno/a di noi muore dalla voglia di fare, ma il rispetto reciproco la richiede.

Prima di scoprire la tua asessualità, hai mai provato attrazione sessuale? Credi di poterne provare in futuro?

No, mai, ma in futuro, chissà! Tra la sessualità e l’asessualità esiste un’area grigia occupata dai demisessuali (che provano attrazione sessuale solo dopo aver stabilito un forte legame emotivo, spesso romantico, con un certa persona) e dai grey-A (che provano attrazione sessuale di tanto in tanto).
C’è sempre la possibilità che non abbia incontrato quella persona che mi farà scoprire demisessuale o grey-A: l’importante è non spaventarsi troppo se accade l’imponderabile e adattare le etichette alla propria esperienza e non il contrario.

Hai mai avuto paura che essere asessuale avrebbe reso più complicate le relazioni amorose?

Direi che questa è la Paura con la “p” maiuscola! Ci sono giornate in cui sapere di far parte di una minoranza così piccola e guardata con così tanto sospetto (quando non con aperta ostilità) è schiacciante ed è facile scivolare in pensieri del tipo «rimarrò sola per sempre». Poi ti prendi mentalmente a calci e ti imponi di smettere di fare la lagna: guardo ai miei pregi e ai miei difetti e mi trovo una persona meravigliosamente normale, con niente da invidiare a nessuno.

Una relazione con un non-asessuale sarà più complicata? Sì, ma a pensarci bene con il rispetto reciproco e una buona dose di impegno si può trovare un compromesso che soddisfi entramb*. Come accade in qualunque relazione dove ci sia diversità tra i/le due partner.

Perché è importante l’Asexual Awareness Week?

È importante in primis per le persone asessuali che ancora non sanno che esiste l’asessualità: vivere in un mondo dove il sesso è così centrale può far sentire sbagliat*. Si può essere oggetto di violenze verbali e fisiche e si rischia di vivere una vita infelice nel tentativo di essere “normali”.
È importante che le persone asessuali sappiano di non essere sole – che là fuori c’è un’intera comunità pronta ad accoglierle – e che non c’è niente di malato in loro, né dal punto di vista fisico né da quello mentale.

È importante aumentare la consapevolezza asessuale anche in chi non lo è, ma potrebbe avere a che fare con persone asessuali, e per spingere affinché l’asessualità venga aggiunta agli orientamenti sessuali in maniera “ufficiale”, dato che gli ultimi studi scientifici vanno proprio in quella direzione.

Un grazie a Simona per aver appoggiato questa idea: mi è sembrata sin da subito un’opportunità per conoscere meglio questo orientamento, nel quale le insicurezze e i dubbi possono sembrare molti a chi ancora si sta orientando (inoltre, per la prima volta, mi sembrava di avere un vero lavoro!)

 Alessia xx

sehnsucht: (tedesco) desiderare il desiderio

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A contestare Piero Angela

«L’omosessualità non è una malattia […] ma la malattia è l’omofobia, e alla base di questo ci sono le stesse molle che aizzavano i nazisti»

Non credo  (non posso credere) che l’omofobia sia una malattia, perché questa definizione la giustificherebbe. La mia solita vena critica è impaziente: lasciatemi spiegare!

Se l’omofobia fosse una malattia, potremmo giustamente paragonarla ad altre fobie, come l’idrofobia, l’acluofobia, l’ofidiofobia – che sono tutte valide e hanno ragioni per esistere: senza saper nuotare si può affogare, nel buio può nascondersi un pazzo maniaco e anche un serpente velenoso può uccidere.

Al contrario l’omofobia non è una fobia: gli omosessuali non sono più criminali o più indecenti degli etero, non sono velenosi e non mordonoSarebbe quasi più sensato parlare della generica paura delle persone: un’esasperazione, certo, ma guardando in faccia la realtà, non mi sembra una cosa tanto ingiustificata.

L’omosessualità non è una malattia contagiosa da scansare: ho paura dell’ebola, perché ha ucciso e continua a farlo. Essere gay non ha mai ucciso nessuno – ah, no, scusate.

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«Alla base di tutto c’è sempre un problema culturale […] per questo la migliore prevenzione ha un solo nome: educazione» e un po’ salvano la discussione.

Mi piacciono le parole, soprattutto quelle giuste e ho capito quello che intendeva fare il professor Jannini: una frase ad effetto proprio niente male. Nella mia mente, gli ho anche dato una pacca sulla spalla, ma bisogna stare attenti alle definizioni: se l’omofobia fosse realmente una malattia, quante violenze sarebbero tecnicamente scusate davanti alla legge?

In un processo, ci si potrebbe appellare allo stato di infermità mentale, ottenendo delle attenuanti – in verità dando una giustificazione all’intolleranza e al pregiudizio.

La mia immaginazione corre troppo? Spero di sì e spero perdonerete questo mio discorso esasperato. A proposito di fobie, avete mai sentito parlare di eterofobia?

Alessia xx

acluofobia: paura dell’oscurità e del buio

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Eterofobia: una spiegazione

Tralasciando l’identità religiosa dell’assassino del Pulse di Orlando, è comunque impossibile negare che dietro le sue azioni ci sia stata una convinta omofobia.

Cosa è l’omofobia? Più che di paura, si tratta dell’avversione nei confronti di omosessuali, bisessuali e transessuali, ovvero di chiunque non sia attratto (esclusivamente o biologicamente) dal sesso opposto.

In ogni caso, è una verità socialmente accettata che la comunità lgbt+ non sia più indecente o più criminale di quanto lo siano gli eterosessuali.

L’omofobia è quindi una discriminazione, dettata dai pregiudizi e dall’eteronormatività.

Cosa è l’eteronormatività? La credenza che esistano solo due generi (maschile e femminile) e che l’unico orientamento sessuale possibile sia l’eterosessualità.

Alla luce dei fatti di Orlando mi sono chiesta se non fosse più logico parlare di eterofobiadato che è la comunità lgbt+ a vedersi negare alcuni diritti e ad essere attaccata con le parole e con le azioni.

A quanto pare, la parola eterofobia esiste – non ufficialmente e non sui dizionari – ma il significato che le è stato attribuito non mi ha totalmente convinto.

Sul piano etimologico indica la paura di chi è diverso, ma questo concetto è già espresso dalla xenofobia, la paura dello straniero, di colui che ha una cultura e uno stile di vita diverso dal nostro.

Si potrebbe considerare l’eterofobia come l’opposto dell’omofobia, quindi come l’avversione nei confronti degli eterosessuali in quanto tali, ma ciò porterebbe ancora una volta a una discriminazione, piuttosto che a una vera e propria paura.

Cosa è l’eterofobia? E’ la paura degli eteronormativi, ovvero di coloro che non concepiscono e non tollerano le diverse identità sessuali e di genere, ed esprimono tale intolleranza con violenza verbale e fisica.

L’eterofobia è un’invenzione?

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Dopo la strage di Orlando di certo non saranno gli etero ad aver paura di essere fucilati a tradimento durante una festa.

Alessia xx
(trovate qui una definizione più specifica dell’eterofobia secondo il mio parere)

mahrokh: (persiano) letteralmente “viso di luna”, un complimento usato principalmente per le donne, dove la luna rappresenta il più alto livello di bellezza

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Eterofobia

L’eterofobia è la paura di condividere la propria non-eteronormatività con gli eterosessuali perché questi potrebbero rivelarsi eteronormativi.

E’ aver paura di confidare dubbi riguardo la propria identità sessuale o di genere perché gli etero potrebbero sminuirli come «solo una fase».

E’ aver paura di chiedere opinioni riguardo questioni lgbt+ perché gli etero potrebbero essere contrari a ciò che tu ritieni un diritto.

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E’ aver paura di dichiararsi omosessuale, bisessuale, transessuale, pansessuale o asessuale perché gli etero potrebbero iniziare a trattarti diversamente.

E’ aver paura di dimostrare pubblicamente la propria attrazione non-eteronormativa perché gli etero potrebbero condannare la tua natura.

E’ andare in un gay club, dove non dovresti aver paura di nessuna delle cose precedenti, e aver paura che un eternormativo mentalmente instabile possa aprire il fuoco e massacrare degli innocenti.

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Ma l’eterofobia nel nostro vocabolario ancora non esiste.

Alessia xx
(ho spiegato qui il perché dell’eterofobia)

eteronormatività: la credenza che esistano solo due generi (maschile e femminile) e che l’unico orientamento sessuale possibile sia l’eterosessualità.