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“Il capitano se n’è andato. Io sono il capitano.”

Chi era Neerja Bhanot? Con molta probabilità questo nome non vi dirà nulla, tuttavia è il nome di un’eroina che aveva solo ventidue anni. La sua storia è raccontata nel film Neerja (trovate qui lo streaming).
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Con un viso da modella e un lavoro da assistente di volo, Neerja sta rimettendo insieme i tasselli della propria vita.
La notte tra il 4 e il 5 settembre 1986 s’imbarca sul volo PAN-AM diretto a New York. Sembrerebbe un volo come un altro, ma quando fa scalo a Karachi, in Pakistan, l’aereo viene attaccato da un gruppo di terroristi che spiana la strada a colpi di pistola.
I terroristi sono troppo rapidi per le hostess, che non riescono a chiudere il portellone in tempo, e nei primissimi istanti di isteria, Neerja si sforza di seguire la procedura.

«Hijack, dirottamento» comunica ai piloti, che riescono a fuggire attraverso l’uscita di emergenza.

Seguono 17 ore di confinamento per i 379 passeggeri, mentre la polizia locale cerca di guadagnare più tempo possibile per capire quale sia il movente del dirottamento. Ma la diplomazia non è il punto di forza di nessuno dei due fronti, specialmente quello dei terroristi che arrivano ad uccidere al solo scopo di mettere fretta alla polizia.

Ciascun assistente di volo è addestrato per una simile emergenza, ma chi mai penserebbe che sarà giusto il proprio aereo ad essere in pericolo? Forse la probabilità non è poi così bassa, ma ognuno cerca ottimisticamente di non pensarci e nemmeno nella mente di Neerja, che pure si è dimostrata la più forte in quella situazione disperata, c’era la vaga idea di un dirottamento.

Quando i terroristi pretendono di farsi consegnare tutti i passaporti, lei nasconde quelli degli americani, unici e innocenti obiettivi dell’attacco. E quando minacciano di sparare sulla folla spaventata, lei s’impone una calma e un’autorevolezza sconosciuta perfino a se stessa e inizia a servire bicchieri d’acqua, a calmare i passeggeri.
Di nascosto spiega come aprire il portellone per poter fuggire nel momento più opportuno, informazioni che si riveleranno vitali quando alla fine i terroristi perderanno il controllo di se stessi e della situazione.

Questa non è solo la trama di un film, sono gli ultimi istanti di vita di Neerja Bhanot, morta a ventidue anni, due giorni prima del suo compleanno, mentre portava in salvo tre bambini, gli ultimi rimasti su quell’aereo.

Dopo la sua morte, le è stata assegnata la medaglia Ashoka Chakra, uno dei più importanti riconoscimenti in India che premia il coraggio di fronte al nemico in tempo di pace.
Inoltre, l’associazione Neerja Bhanot Pam Am Trust, fondata dalla sua famiglia in suo onore, ogni anno conferisce il Neerja Bhanot Award a una donna donna indiana che abbia affrontato un’ingiustizia sociale per aiutare altre donne in difficoltà. 

Non so esattamente come sono capitata a vedere questo film, ricordo soltanto di aver visto per caso il trailer e di essere rimasta affascinata da tanto coraggio. Quello che davvero mi ha colpita è il fatto che quelli di Neerja non siano stati gesti eclatanti, non ha sbaragliato i terroristi con la forza o la furbizia: è stata semplicemente umana, ha corso un enorme rischio pur con piccoli gesti.

A questo punto sembrano superflui tutti gli altri aspetti cinematografici – musiche, attori, scenografie – quindi non voglio consigliare questo film a qualcuno in particolare.

A diciotto anni siamo pieni di una potenzialità spaventosa, o meglio una potenzialità che mi spaventa. Continuo a chiedermi se sarò mai in grado di realizzare i miei progetti e se in settanta, ottant’anni qualcuno si ricorderà di me e della mia scrittura, ma sono contenta di una cosa: conosco il nome di Neerja e adesso lo conoscete anche voi.

Alessia xx

psithirisma: (greco) il suono del vento tra le foglie

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Ram-Leela: fuori da Verona, la stessa tragedia

Tra i mille film che vorrei consigliarvi, oggi è il turno di Ram-Leela.
Si tratta di un film diretto e prodotto in India, purtroppo non ancora tradotto (lo trovate sottotitolato in italiano qui
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Da più di cinquecento anni, due clan sono in lotta e la città è letteralmente spaccata a metà: con noi o contro di noi. Da una parte i Rajadi, dall’altra i Sanera, queste due famiglie si scontrano a colpi di fucili e anche le donne e i bambini sono armati e aizzano l’odio reciproco. Tra i Rajadi, solo Ram (Ranveer Singh), il figlio del Don, sembra non vedere alcun senso in quella guerra e per presunzione decide di festeggiare l’Holi direttamente nella casa del nemico. Il suo vero interesse è sedurre le donne a lui proibite, ma i suoi piani saranno sconvolti dall’incontro con Leela Sanera (Deepika Padukone), bellissima, spavalda e innamorata quanto lui.

Se anche voi non siete riusciti a liberarvi da una certa sensazione di dejà-vu: tranquilli! avete ragione. Questa storia è infatti ispirata da Romeo e Giulietta, ma non fatevi illudere: diversi sono i nomi, diverse le ambientazioni, ma in verità non è questo ciò che rende Ram-Leela davvero diverso.

Paragoniamo Ram al Romeo che ognuno di noi dipinge nella propria mente: chi è Romeo? Un ragazzo tormentato dall’amore, che con i suoi modi cavallereschi affascina le donne.
Ram è tutta un’altra storia.

«Ho un’impresa nel settore 3G: G come Garage di auto rubate, G come Gnocche dei film del mio negozio, G come Gigolò per le ragazze del paese»

1280x720-64vCosa c’è di più diverso dal nostro Romeo? Ram è un uomo che ha ucciso un Sanera quando era ancora un bambino e che dopo tutto questo tempo continua a pentirsene. L’unico che tra vendette e armi da contrabbando è ancora capace di innamorarsi, tanto meglio se di un nemico.

«“Larga la foglia, stretta la via. Leela è di Ram e nessuno gliela porterà via.” Stanotte mi hai mandato 48 messaggi come questo»

Come si dice, get you a man who can do both 😉

Premettendo che sono un’amante dei personaggi femminili testardi, non ho potuto che amare Leela. L’ho trovata più matura rispetto a qualsiasi altra Giulietta, anche grazie al ruolo sempre più importante di Madre del clan che le viene affidato nel corso della storia.

Deepika-Padukone-Jewellwry-in-Ramleela-banglesPotrei andare avanti per ore parlando di Leela, ma quello che vorrei sottolineare è la determinazione con cui affronta l’amore per Ram. Una determinazione quasi folle che la spinge ad onorare un matrimonio che nessuno si degna di riconoscere, addirittura fino ad essere punita fisicamente per l’oltraggio mosso alla sua stessa famiglia.

«Svergognata, egoista, incorreggibile. Ma l’amore è questo, no?»

Uno degli aspetti più importanti di questo film è l’insieme di coreografie e musiche che potrebbero far assomigliare Ram-Leela ad un musical. Più che semplici canzoni, si tratta di poesie e veri e propri elogi all’amore. Anche senza ricordare il testo, vi ritroverete a cantare e a cercare di imparare i passi (credete a chi ha esperienza!).

Tra tutte, la mia preferita è Nagada Sang Dhol: vi trascinerà al centro della pista a ballare e a suonare i tamburi. In assoluto una delle coreografie migliori del film!

Al secondo posto c’è Ishqyaun Dhishqyaun: non solo divertente grazie all’espressività degli attori (e alle loro imitazioni dei pavoni), ma è qui che si può davvero apprezzare la chimica tra Ranveer e Deepika. Letteralmente, relationship goals!

Consiglio Ram-Leela a chi ha già letto o guardato Romeo e Giulietta: non rimarrete delusi da questa trasposizione, solo piacevolmente sorpresi. Le musiche, gli attori, i dialoghi (soprattutto quelli tra Ram e Leela, che non cadono mai nel melodrammatico) sono i punti di forza di questo film.

In più, scoprire come la storia d’amore per antonomasia sia stata sviluppata in una cultura e industria cinematografica diversa da quella a cui siamo abituati, credo sia l’ennesima ragione che dovrebbe spingervi a guardare Ram-Leela!

Alessia xx

mellito: dolce come il miele