6

Breve storia horror: film tratti dai libri

Per noi lettori la storia è sempre la stessa: leggiamo un libro, ci piace. Scopriamo che ne hanno tratto un film, decidiamo di guardarlo. Ancora freschi di lettura, ricordiamo tutti i particolari, tuttavia sappiamo di dover essere comprensivi e di non avere aspettative troppo elevate: un film non potrà mai essere fedele al libro in tutto e per tutto.

Alla fine ci accontentiamo, anche se vengono tagliate delle scene per motivi di tempo. Poi arriva quel particolare che fa ci corrugare la fronte… ma quella ragazza? C’era una motivazione seria dietro le sue azioni, perché non hanno citato nulla? E nel libro il protagonista si era salvato perché aveva elaborato un bel piano! Perché nel film sembra che tutto succeda a caso?images.jpg

È in quei momenti che un lettore si domanda: perché (proprio a me)? Perché cambiare la storia? Cosa costa al regista o produttore del film seguire la trama originale? Questo discorso vale per centinaia di film e serie tv tratte da libri, ma in questo caso mi riferirò a Battle Royale di Koushun Takami, perché è quello che ho letto/visto di recente. (In breve, i ragazzi di una classe di terza media sono costretti a uccidersi a vicenda a causa di una legge del governo che organizza ogni anno la Battle Royale).

Esistono tre tipi di differenze tra libro e film:

  1. quelle necessarie per rendere più godibile la storia sotto forma di film. Per esempio, in BR i ragazzi indossano dei collari attraverso i quali vengono registrate le loro conversazioni. Nel libro per comunicare in segreto, scrivono su dei fogli. Nel film, semplicemente coprono il collare con la mano per evitare di essere sentiti. È una variazione logica: sicuramente allo spettatore darebbe fastidio dover leggere dei bigliettini mentre guarda il film.

  2. quelle inutili, che variano alcuni particolari. Nel libro Kazuo Kiriyama e Shogo Kawada sono studenti della classe terza B. Nel film sono “nuovi compagni” che si sono uniti alla classe solo per quell’occasione, anzi Kazuo Kiriyama ha deciso di partecipare volontariamente. Ma quando? Ma dove? Certo, questo cambiamento non varia la storia, ma perché cambiare?

  3. quelli decisamente sbagliati. Nel film il professore responsabile della Battle Royale risparmia la vita alla studentessa Noriko Nagakawa, della quale sembra invaghito (???) e sembra voler coprire il piano di fuga di alcuni ragazzi. Nel libro, ovviamente, non esiste nulla del genere.tumblr_odbpn1gidj1utsakio2_540tumblr_odbpn1gidj1utsakio1_540

Il primo tipo di variazione è per il bene del film, gli ultimi due secondo me esistono semplicemente per far arrabbiare i lettori. Non si tratta di interpretazione, ma di una cattiveria vera e propria: se la trama originale dice una cosa, il regista non la può interpretare in un modo diverso. La trama è una! A questo proposito mi vengono in mente i film tratti dalla serie «Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo»: bei film in sè, ma non chiamateli «Percy Jackson» se la storia è diversa dai libri. tumblr_n5rtn26p6s1r6rjufo1_540tumblr_n5rtn26p6s1r6rjufo2_540

Tuttavia devo spezzare una lancia (che ironia) a favore del film di BR per alcune scene originali assenti nel libro che ho trovato molto azzeccate, come il dialogo tra Hirono Shimizo e Mitsuko Souma che riassume al meglio la follia a cui giungono i ragazzi durante la Battle Royale:

Come conclusione per questo articolo di sfogo ho una domanda per voi registi e produttori: perché non seguite i libri? Avete bisogno di un budget più alto per mantenervi fedeli al libro? Secondo me i fan sarebbero disposti a fare persino delle collette, pur di non vedere scempiata una storia.

Se qualcuno ha delle risposte, le renda subito note: deve pur esserci un motivo dietro tutto ciò. Forse un tentativo di rivolta passivo-aggressiva da parte dei registi di tutto il mondo oppure una strana maniera in cui il karma si vendica sui lettori…tumblr_n822puibbn1sdxvxdo1_500Raccontatemi i vostri traumi cinematografici, a partire dalla più famosa e pacata citazione di Silente «DID YA PUT YA NAME IN THE GOBLET OF FIYAH». Pacati, miraccomando.

Alessia xx

Annunci
1

Hamilton: tra musical e poesia rap

Chi è Alexander Hamilton? Uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Perché questo personaggio dovrebbe interessarvi? Sicuramente c’è molto da imparare da un uno come lui, ambizioso, sempre in prima linea per realizzare il proprio sogno… ma soprattutto dovrebbe interessarvi perché esiste un musical sulla sua vita. Un musical che ha vinto ben 16 Tony Awards e un Pulitzer!

Il musical Hamilton ha debuttato nel 2015 a Broadway con musiche e testi scritti da Lin-Manuel Miranda, attore, compositore, rapper e mille altri talenti. Sul serio, quell’uomo è una meraviglia61fM8p2FKsL._SS500.jpg.

Alexander Hamilton è un orfano originario di una sperduta isola nei Caraibi. Il suo destino sembra quello di continuare a vivere a qualunque costo: sopravvive persino ad un uragano che distrugge la sua città. Oltre a sopravvivere, lui scrive moltissimo e racconta la sua vita sfortunata. Si distingue proprio per la sua intelligenza e grazie a una colletta riesce a pagarsi il viaggio verso New York

Qui la situazione è tesa e si sente aria di rivoluzione: gli americani sono ormai stanchi delle tasse imposte dall’Inghilterra. Hamilton fa amicizia con i rivoluzionari Marquis De Lafayette, John Laurens e James Mulligan, e incontra anche un tale Aaron Burr, uomo ambiguo, che cambia partito all’occorrenza e aspetta la sua occasione per prendere il potere.

Hamilton si fa strada nella politica e si distingue in battaglia, attirando l’attenzione del generale George Washington, di cui diventa il braccio destro. Nel frattempo conosce le sorelle Schuyler: Eliza, che diventerà sua moglie, Angelica, a cui confiderà i propri dubbi politici. And Peggy!

tumblr_okpcxbeukw1vkzid9o1_500
“We’re looking for a mind at WORK”

Il sogno di Hamilton è quello di creare una banca centrale e introdurre la moneta unica, ma i suoi progetti sono ostacolati dai numerosi avversari politici. Viene preso dalla frenesia e arriva persino a sacrificare la propria vita famigliare in nome della politica. Molti dei suoi amici sono ormai morti in battaglia e per una volta Aaron Burr smette di aspettare e decide di agire.

Ammetto di aver dato una chance a questo musical semplicemente perché piaceva alla mia  crush, ma nonostante la delusione amorosa, ne è valsa davvero la pena.

tumblr_oabr26pljh1vpm8lco1_250

Ma non sono tipo da musical, potrebbe dire qualcuno.

Hamilton è un musical diverso, innovativo. Vorrei poter spiegare a parole in cosa consiste la sua diversità, ma la cosa migliore sarebbe ascoltare un qualsiasi brano e lasciarvi conquistare. Non si possono inquadrare le canzoni in un solo genere musicale, non sono le “tipiche” canzoni da musical: si passa dal rap all’hip hop alla ballata, in un accostamento affascinante.

I testi sono stati scritti da Lin-Manuel Miranda che, tra le sue innumerevoli doti, è anche un paroliere. Dietro il successo di Hamilton c’è uno dei testi più complessi in materia di rime, allitterazioni e giochi di parole: proprio per questo è veramente facile imparare a memoria le canzoni. Il difficile sta nel cantare tutte le parti contemporaneamente!

Al momento del debutto, creò scalpore la scelta di assumere solo attori non-bianchi. Il cast di Hamilton, infatti, è composto esclusivamente da attori neri, ispanici e asiatici. Lo stesso Lin-Manuel Miranda ha origini portoricane. Questa scelta nel casting è stata sicuramente azzardata, ma Miranda ha spiegato la sua scelta: «Il nostro cast assomiglia all’America di oggi. Stiamo raccontando la storia di uomini bianchi del passato, utilizzando attori di colore, e questo rendo la storia più immediata e accessibile al pubblico moderno.»

Portare in scena in un momento come questo la storia di un immigrato che ha reso l’America grande sembra una sfida a tutti gli effetti. Non a caso durante una rappresentazione, il cast si è rivolto direttamente al vicepresidente Mike Pence, che non è mai stato troppo favorevole all’immigrazione, con la speranza che quella rappresentazione di un’America diversificata potesse ispirare il governo a proteggere tutti, senza il bisogno di muri.tumblr_o9ep8ykf9n1vvpvzmo1_500Hamilton è un mix stupefacente, un caso particolare in cui non basta sommare le componenti per ottenere il risultato finale. Ogni personaggio vi comunicherà qualcosa: Angelica è la donna che sogna la parità prima che venisse contemplata dalla legge. Alexander Hamilton è l’uomo impavido con una vena di follia. Aaron Burr, per quanto meschino, è una parte di noi. Infine Eliza è la vera eroina: senza di lei non conosceremmo questa storia.

 

Alessia xx
(potete ascoltare la colonna su YouTube e, se cercate bene, troverete anche l’intero spettacolo)

2

“Il capitano se n’è andato. Io sono il capitano.”

Chi era Neerja Bhanot? Con molta probabilità questo nome non vi dirà nulla, tuttavia è il nome di un’eroina che aveva solo ventidue anni. La sua storia è raccontata nel film Neerja (trovate qui lo streaming).
neerja-2016-ram-madhvanis-film-about-the-brav-L-58kMzJ.jpeg

Con un viso da modella e un lavoro da assistente di volo, Neerja sta rimettendo insieme i tasselli della propria vita.
La notte tra il 4 e il 5 settembre 1986 s’imbarca sul volo PAN-AM diretto a New York. Sembrerebbe un volo come un altro, ma quando fa scalo a Karachi, in Pakistan, l’aereo viene attaccato da un gruppo di terroristi che spiana la strada a colpi di pistola.
I terroristi sono troppo rapidi per le hostess, che non riescono a chiudere il portellone in tempo, e nei primissimi istanti di isteria, Neerja si sforza di seguire la procedura.

«Hijack, dirottamento» comunica ai piloti, che riescono a fuggire attraverso l’uscita di emergenza.

Seguono 17 ore di confinamento per i 379 passeggeri, mentre la polizia locale cerca di guadagnare più tempo possibile per capire quale sia il movente del dirottamento. Ma la diplomazia non è il punto di forza di nessuno dei due fronti, specialmente quello dei terroristi che arrivano ad uccidere al solo scopo di mettere fretta alla polizia.

Ciascun assistente di volo è addestrato per una simile emergenza, ma chi mai penserebbe che sarà giusto il proprio aereo ad essere in pericolo? Forse la probabilità non è poi così bassa, ma ognuno cerca ottimisticamente di non pensarci e nemmeno nella mente di Neerja, che pure si è dimostrata la più forte in quella situazione disperata, c’era la vaga idea di un dirottamento.

Quando i terroristi pretendono di farsi consegnare tutti i passaporti, lei nasconde quelli degli americani, unici e innocenti obiettivi dell’attacco. E quando minacciano di sparare sulla folla spaventata, lei s’impone una calma e un’autorevolezza sconosciuta perfino a se stessa e inizia a servire bicchieri d’acqua, a calmare i passeggeri.
Di nascosto spiega come aprire il portellone per poter fuggire nel momento più opportuno, informazioni che si riveleranno vitali quando alla fine i terroristi perderanno il controllo di se stessi e della situazione.

Questa non è solo la trama di un film, sono gli ultimi istanti di vita di Neerja Bhanot, morta a ventidue anni, due giorni prima del suo compleanno, mentre portava in salvo tre bambini, gli ultimi rimasti su quell’aereo.

Dopo la sua morte, le è stata assegnata la medaglia Ashoka Chakra, uno dei più importanti riconoscimenti in India che premia il coraggio di fronte al nemico in tempo di pace.
Inoltre, l’associazione Neerja Bhanot Pam Am Trust, fondata dalla sua famiglia in suo onore, ogni anno conferisce il Neerja Bhanot Award a una donna donna indiana che abbia affrontato un’ingiustizia sociale per aiutare altre donne in difficoltà. 

Non so esattamente come sono capitata a vedere questo film, ricordo soltanto di aver visto per caso il trailer e di essere rimasta affascinata da tanto coraggio. Quello che davvero mi ha colpita è il fatto che quelli di Neerja non siano stati gesti eclatanti, non ha sbaragliato i terroristi con la forza o la furbizia: è stata semplicemente umana, ha corso un enorme rischio pur con piccoli gesti.

A questo punto sembrano superflui tutti gli altri aspetti cinematografici – musiche, attori, scenografie – quindi non voglio consigliare questo film a qualcuno in particolare.

A diciotto anni siamo pieni di una potenzialità spaventosa, o meglio una potenzialità che mi spaventa. Continuo a chiedermi se sarò mai in grado di realizzare i miei progetti e se in settanta, ottant’anni qualcuno si ricorderà di me e della mia scrittura, ma sono contenta di una cosa: conosco il nome di Neerja e adesso lo conoscete anche voi.

Alessia xx

psithirisma: (greco) il suono del vento tra le foglie

8

Nel paese delle citazioni #Tag

Quante volte abbiamo letto un libro e pensato sì, è esattamente quello che penso!
Il che è anche strano, se ci pensate – un autore sconosciuto che riesce a raccontare alla perfezione una vostra idea…

Grazie a londoner18, partecipo al tag delle citazioni!
Queste sono in assoluto le mie frasi preferite, quelle che ho scritto ovunque potessero essere scritte, anche sulla pelle. Le trovo motivazionali e ogni volta che le leggo sento di poterle mettere in pratica, migliorandomi. Sarà pure solo una questione mentale, ma un po’ autoconvincimento serve sempre!

6262886951291162zFQZpyQEc.jpg

il_fullxfull.235068255

tumblr_mcfao2wUeo1r2dia9o1_500

779ec55cceccdcbdc7b2bff54f793d94.jpg

Evelyn, la mia senpai:

La mia filosofia di vita:

CimlcgAXAAAlaKz

Per questo tag nomino:
wwayne
unpensieroacaso
etta

Sono curiosa di conoscere le vostre citazioni!

Alessia xx

ofidiofobia: paura dei rettili

1

Stonata, ma poliglotta?

«Se avessi un solo desiderio, cosa desidereresti?»

Fino a un anno fa avrei risposto «essere almeno un poco intonata» perché, passi “tanti auguri a te”, per il resto del mio repertorio non c’è via di salvezza. Adesso, invece, ciò che desidero veramente è parlare, scrivere e comprendere più lingue, come il francese, lo spagnolo e il giapponese.

Per questo, quando ho avuto la possibilità di frequentare per una settimana la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici a Pisa in men che non si dica ho prenotato l’autobus (per la bellezza di 16 ore di tortura viaggio) e mi sono catapultata a Pisa con il mio bel cartellino da “Visitatore” appeso al collo.

La nostra prima lezione è stata Traduzione audiovisiva (non che il nome spieghi molto): in pratica, sottotitolaggio e doppiaggio di Peppa Pig.

Può sembrare semplice e imbarazzante, ma quando devi tradurre «who buys all this rubbish?» e la prima traduzione che ti viene in mente è «chi compra tutta questa merda?», ma non puoi assolutamente scriverla perchè devi pensare ai bambini!… Lì capisci come anche la traduzione di Peppa Pig non sia poi così scontata.

static1.squarespace.jpg

Una lezione particolarmente strana è stata Mediazione linguistica orale, ovvero come i traduttori in diretta dei talk show. La generale idea di fare una traduzione del genere era inverosimile soprattutto perché (scientificamente provato) avremmo dovuto usare simultaneamente i due emisferi cerebrali, per ascoltare e tradurre all’istante (o quasi).

Con molta probabilità i miei emisferi sarebbero collassati (ma gli interpreti professionisti possono tradurre simultaneamente solo per mezz’ora, quindi il mio noncollasso è giustificato).

Indossando le cuffie, dovevamo ripetere ciò che la prof leggeva – nel momento stesso in cui leggeva – e contemporaneamente scrivere numeri in ordine decrescente.
Inutile dire che le nostre serie contavano più numeri del dovuto, e neanche nell’ordine giusto 😌

La regina della nullafacenza (Conversazione) si è rivelata invece la lezione migliore in assoluto: nessun innovativo metodo d’insegnamento, solo conversazione. Ma quando a parlare è una persona decente come Beth, ognuno trova un poco di coraggio per dire la sua.

Questa settimana a Pisa ha reso un po’ più possibile il mio famoso desiderio: non so ancora scrivere in giapponese e tutto ciò che capisco quando ascolto il francese è un gorgoglio di erre e in verità non ho alcuna certezza di poter studiare in quella scuola, ma so che potrei realizzarlo. Anche se non frequento un linguistico, anche se ci sono così tante parole che non conosco e che non so nemmeno pronunciare.

Perché ho capito che è quello che vorrei fare: scegliere le parole giuste per tradurre quei libri che ho letto in lingua – libri bellissimi da non smettere di leggerli – e farli conoscere a chi non si sognerebbe mai di leggere in una lingua straniera.

Più semplicemente, sono fan (di un numero spropositato di cose), e so quanto sia importante una buona traduzione: magari potrei essere d’aiuto.

Alessia xx

nottivago: una persona che vaga di notte o che è sonnambulo