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M come Mitologia e Manga

Di solito non mi piace leggere più di un libro per volta, ma questo mese sono inciampata in due lavori niente male, non troppo impegnativi ma che valgono una lettura.

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Il primo libro è Zeus grants stupid wishes. A no-bullshit guide to world mythology, di Cory O’Brien. Vi lascereste mai scappare un libro con un titolo del genere?

Questo è tutto ciò che ho sempre desiderato: un retelling della mitologia mondiale scritta dalla lingua, o meglio tastiera, biforcuta di O’Brien. Nulla di simile ad “A volte ritorno” di Niven, quindi non aspettatevi un racconto moralista o commuoventi capitoli sul perché l’amicizia tra Gilgamesh e Enkidu sia un tema ancora attuale. Anzi, non aspettatevi nè capo nè coda da questo libro!

Cosa spinge Zeus ad accoppiarsi con ogni essere vivente gli passi sotto il naso? Oppure… avete presente Dio? Come mai ha impiegato sette giorni per creare la Terra, quando Ra ha fatto tutto in un solo giorno? E lui ha dovuto prima creare se stesso! Mentre Persefone e Izanami sono entrambe bloccate nell’Ade dopo aver mangiato chicchi di melograno, che coincidenza…

La scrittura è molto scorrevole, una chiacchierata tra amici decisamente alticci, a colpi di metafore, ragionamenti pseudo-seri e la vera, ma poco credibile mitologia di mezzo mondo. Un’ampia sezione è dedicata ai miti greci, ma O’Brien ha lasciato spazio anche al Giappone, ai paesi nordici, all’India, al Messico e a tante altre culture.

È un piacere scoprire che i miti greci non sono i più assurdi (quelli indiani li battono di gran lunga) oppure che in alcuni casi ci sono molte somiglianze, come il sacrosanto diluvio universale. Nel passato erano proprio fissati!

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                                             ♦ ♦ ♦ 

Il secondo titolo invece è un manga cinese di cui sono innamorata persa e probabilmente continuerò a parlarne fino alla tomba. Sto parlando di Tamen de gushi (La loro storia) di Tan Jiu. Qiu Tong è innamorata di una studentessa che frequenta il liceo vicino al suo. Vorrebbe parlarle o almeno chiederle come si chiama, ma come può farlo se basta un sorriso della ragazza a mandarla completamente in tilt e a farla arrossire come un pomodoro?

Grazie a una pioggia improvvisa le due ragazze avranno l’occasione di conoscersi. Mentre i sentimenti di Qui Tong si intensificano di giorno in giorno, nasce in lei la speranza che anche Sun Jing possa nutrire qualcosa nei suoi confronti: il modo in cui si muove e l’affetto con cui le parla sembrano significare qualcosa di più.

Per quanto ne so, è piuttosto raro trovare dei manga yuri, ovvero storie d’amore tra ragazze, che siano innocenti, romantici e non espliciti, ma Tamen de gushi è quell’eccezione che conferma la regola. La cosa che mi piace di più è che non si tratta di una storia travagliata, niente angst: mettetevi comodi e godetevi i tentativi di Qiu Tong mentre cerca di conquistare Sun Jung. Sarà un po’ imbarazzante per la nostra protagonista, ma anche decisamente tenero.tamen-de-gushi-ch-106-pic-4.jpg

Adesso il manga conta 133 capitoli e spero che lo aggiornino al più presto perché sono in letteralmente in fibrillazione. I disegni sono accurati e ricchi di particolari, e i capitoli sono come un cesto di ciliegie, in cui una tira l’altra e in un paio d’ore vi ritroverete ad esserne ossessionati e a cercare fanart su internet!

Facili da leggere, perfetti per questa stagione assurdamente calda, ve li consiglio… ehm… caldamente.

Alessia xx

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Quando Gesù scese sulla Terra (per la seconda volta)

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Questo mese ho letto un libro estremamente impertinente, a tratti volgare, ed è un libro sulla religione. Va bene, forse non è proprio sulla religione, ma il protagonista rimane pur sempre Gesù Cristo: sto parlando di A volte ritorno di John Niven.

Dopo una settimana di vacanza (equivalente a qualche centinaio di anni terrestri), Dio torna in Paradiso e scopre a malincuore quello che hanno combinato gli uomini: inquinamento, terrorismo, omofobia, canzonette pop da quattro soldi. Come porre rimedio a questa situazione infernale?

Suo figlio Gesù Cristo è la soluzione: viene spedito una seconda volta sulla Terra, squattrinato e con un talento innato per la chitarra. Il palcoscenico di un talent show sarà il suo pulpito, i nuovi discepoli saranno due alcolisti, un’ex prostituta, un veterano del Vietnam e la sua band. Nessuno dei suoi amici crede veramente che sia Gesù Cristo, eppure lui è così onesto e misericordioso… che sembra quasi vero. Nessun miracolo questa volta (la moltiplicazione dei pani e dei pesci fu solo il risultato di tutta l’erba che avevano fumato) solo una richiesta: fate i bravi, cazzo!

Questo libro è totalmente pazzo, e l’ho adorato. Scherza con la religione, o meglio prende in giro ciò che gli uomini pensano di sapere sulla religione. Se siete facilmente suscettibili, leggete questo libro. La religione è un concetto talmente vasto, quindi è comprensibile che ognuno abbia la propria opinione, e (anche se la parola cazzo viene ripetuta una cinquantina di volte in tutto il romanzo) questa è un’ottima critica. Pericolosa, scritta apposta per i bigotti.

Ma il Vecchio Testamento dice… Ma il Corano dice…

Sono libri, scritti da persone che non sono Dio, esattamente come quello di Niven: è una gentilezza sentire entrambe le campane. Potrei essere imparziale, lo ammetto, perché non sono una persona molto religiosa, quindi sentitevi liberi di correggermi se sbaglio: pensate che a Dio importi se siete gay, neri, femmine o maschi? Lui vuole che tutti vivano in pace.

Mandare Gesù di nuovo sulla Terra potrebbe sembrare un tentativo disperato. Oggi non è obbligatorio seguire una religione, ognuno ha la propria filosofia, anche gli atei. Tuttavia il Gesù di Niven non vuole convertire nessuno, vorrebbe semplicemente dire al mondo: non uccidere il tuo prossimo, non rubare, non tradire… questa non è la parola di Dio, ma è la vostra stessa legge. Perché non la rispettate?

Questo libro non distrugge la religione, ma ne prende le distanze per guardarla dall’esterno, paradossalmente proprio attraverso gli occhi di uno dei protagonisti religiosi. Questo Gesù parla come un uomo moderno, non va in chiesa e non compie miracoli, ma è buono e caritatevole. Se la bontà di Gesù nella Bibbia ci sembra troppo lontana e mistica, nel libro di Niven si fa concreta, priva di ogni velo metaforico: recuperare del cibo per i senzatetto, salvare un gay dalla furia degli intolleranti, impedire un omicidio.

Alla fine mi sono chiesta: Gesù, come puoi perdonare gli uomini che ti stanno uccidendo?

Dio vuole ciò che è meglio per gli uomini, e in fondo anche gli uomini sanno cosa è meglio per loro. Se non fosse per il denaro, il potere e la pigrizia saremmo tutti dei bravi cristiani, senza che un certificato di battesimo ci dia ufficialmente questo titolo. E se quel certificato esiste, ben venga, ma ricordate una cosa: non basta aver passato l’esame di guida per diventare piloti. 

Questo libro mi dà un po’ di speranza. Ogni volta che lo leggo, vorrei essere una persona migliore e imparare a suonare la chitarra come lui. E ogni volta, piango al finale, l’avreste mai creduto? Ho pianto per la morte di Gesù Cristo.

Alessia xx

genetliaco: compleanno

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Siate i Michelangelo di voi stessi

Cosa succede quando compiamo una scelta? Quali vantaggi ricaviamo da questo ingrato lavoro?

La decine di scelte che abbiamo fatto fino a quest’anno, questo giorno, questo minuto hanno dato vita alle persone che siamo oggi. Trovo affascinante e allo stesso tempo spaventoso quanto una scelta banale come quella di iscriversi a una determinata scuola o sedersi accanto a una persona x piuttosto che a un’altra y possa influire sull’andamento della nostra vita. 

Le scelte compiamo oggi costruiranno la persona di domani, quante volte l’abbiamo sentito ripetere. Solo una persona non sarebbe d’accordo con questa frase, ovvero il filosofo Kierkegaard. Sapete che, quando si parla di filosofia,sono mossa da un forte spirito di contraddizione, ma vai a vedere che a volte questi filosofi hanno anche ragione? 

image.jpgSecondo Kierkegaard l’uomo è liberissimo di scegliere e proprio questa è la cosa spaventosa. Ogni decisione può rivelarsi sbagliata e, inoltre, scegliere qualcosa significa escludere tutte le alternative nel momento stesso in cui compiamo una scelta. Non significa aggiungere un pezzo di puzzle alla propria vita, ma buttare via tutta la scatola senza aver nemmeno visto il disegno finale.

A questo punto sarebbe meglio non scegliere affatto, risparmiandoci ogni preoccupazione. Come va, va.

Tuttavia, se anche Kierkegaard ha ragione nel dire che “scelta” significa “perdita”, sono convinta che guardando questa teoria da una prospettiva diversa si può vederne il lato positivo, ma prima di spiegarvi come, vi confido un segreto: non sono affatto brava con i puzzle, preferisco l’arte.

Se le scelte che compiamo in modo o nell’altro ci plasmano, allora possiamo vederci come tanti David di Michelangelo, il quale utilizzò per la sua scultura un blocco di marmoreo abbandonato dall’artista precedente perché considerato troppo grande. Se a questo punto compiere una scelta ci sembra un tradimento nei confronti degli infiniti alter ego che potrebbero vivere una vita migliore di quella attuale, immaginate di essere come quel blocco di marmo.

Un cubo che pesava chissà quante tonnellate, il marmo più pregiato eppure abbandonato. Per trasformare un blocco di marmo in un’opera d’arte Michelangelo ha scelto di perdere qualcosa, di smussare angoli, di levigare i bordi e badate bene che scolpire il David non è stata una passeggiata quanto scrivere questo articolo al pc, dove se sbaglio parola posso cancellarla senza difficoltà. sphinx-guy-being-distracted-in-aladdin

Una scalpellata più forte del dovuto e il marmo assume un’angolatura diversa da quella che era nei nostri progetti. E cosa fa in quel caso Michelangelo? Continua a scolpire, trasformando l’errore in una “scelta artistica”.

Immaginate il blocco di marmo prima e dopo essere stato lavorato da Michelangelo: anche senza essere dei critici d’arte sicuramente il David è molto più bello. Allo stesso modo siamo noi. Anche se non scegliere ci sembra la cosa più facile e comoda di questo mondo, un blocco di marmo nudo e crudo non avrebbe alcuna possibilità di venire esposto alla Galleria dell’Accademia a Firenze. 

Pensate che addirittura Michelangelo preferiva la scultura alla pittura. Quest’ultima infatti consisteva nel aggiungere colore sulla tela, l’altra nel togliere la materia in eccesso. Come mai questa scelta? Lui credeva che l’idea fosse insita nella materia, quindi quando ha colpito il marmo con la prima scalpellata, già sapeva che avrebbe creato il David. Così noi, quando decidiamo, non dobbiamo farlo a caso.

Pensiamo «da grande voglio essere questo tipo di persona» e in base a questo iniziamo a scegliere, a togliere tutto ciò che consideriamo inutile al nostro progetto. A volte sbagliamo e perdiamo un pezzo importante, ma credete che una cosa del genere non sia mai capitata al nostro grande Michelangelo? Tuttavia il David è un’opera d’arte, solo perché qualcuno è stato abbastanza coraggioso da scegliere.

Se compiere delle scelte è inevitabile, se in fondo Kierkegaard aveva ragione, allora siate i Michelangelo di voi stessi. Togliete la materia in eccesso e create il vostro David personale.

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Alessia xx

esperare: sperimentare, tentare

 

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Aristos Achaion, il migliore tra i Greci

«Cantami, o Diva, l’ira del Pelide Achille»

images.jpgTutti conosciamo la storia di Achille e della guerra di Troia. Io stessa, sin dalle medie, non ho mai avuto una grande opinione del nostro Pelide. Lo ricordavo pieno di sé, borioso, egoista: solo perché Agamennone gli aveva portato via Briseide, lui si era rifiutato di combattere? Nonostante sapesse che la sua forza era l’unica arma per sconfiggere Ettore?
Non sopportavo Achille e ben gli stava la morte di Patroclo, era la giusta punizione per il suo egoismo.

Non ero preparata ad un nuovo e più delicato ritratto di Achille, non ero preparata ad ascoltare le sue ragioni e i suoi sentimenti. La Canzone di Achille di Madeline Miller è stato per me una vera scoperta.

A sorpresa, il vero protagonista è Patroclo che da bambino, fu esiliato dal padre e accolto presso la corte di Peleo. Qui fa la conoscenza di Achille e resta subito affascinato dai suoi capelli d’oro e dalla sua bellezza efebica. Per salvarlo dai rimproveri del maestro d’armi, Achille lo nomina suo compagno di vita, che lo avrebbe seguito durante le sue lezioni di lira e di combattimento.

Tra i due ragazzi si instaura una profonda amicizia, seppure ostacolata dalla madre di Achille, la ninfa Teti. Patroclo e Achille crescono insieme e, specchiandosi l’uno nell’altro, scoprono a poco a poco i cambiamenti nei propri corpi. Insieme vengono istruiti dal centauro Chirone e proprio in una caverna sul monte Pelio, lontani dagli occhi di Teti, comprendono i loro veri sentimenti.tumblr_inline_ng71u146J51svi88o-4340.jpg

Sono innamorati l’uno dell’altro, lo sono sempre stati. Per Patroclo, Achille è ormai la unica famiglia che gli resta e lo ama così intensamente da non temere la morte e da seguirlo nella guerra di Troia. Achille, invece, nonostante sia consapevole della sua importanza nella guerra, con Patroclo al proprio fianco è certo di poter diventare il primo eroe felice della storia.

Ci sono teorie contrastanti riguardo al rapporto tra Patroclo e Achille, tra chi pensa che tra loro ci sia solo un’amicizia molto profonda e chi invece crede che fossero amanti. Io preferisco di gran lunga la seconda teoria e, leggendo alcuni versi dell’Iliade, mi sembra difficile non poterci credere:

Mi sono innamorata del loro amore, così com’è descritto nel libro. Delicato e passionale, innocente e forte, ben oltre la morte.

Questo libro mi ha fatto riscoprire entrambi i personaggi, primo fra tutti Achille. Certamente non è mai stato un personaggio semplice da amare, ma come potevo odiarlo, adesso, sapendo che il suo unico desiderio era rimanere al fianco di Patroclo, anche a costo di fuggire dai suoi doveri?
Rispetto a quando ho letto per la prima volta l’Iliade, ora sono decisamente più matura, anche se è stato comunque difficile accettare il fatto che all’epoca l’onore doveva essere difeso quanto la vita stessa.

Nel corso della lettura, temevo che Achille si sarebbe trasformato in una belva irrazionale. In quei momenti, dopo i combattimenti, quando Achille tornava coperto di sangue all’accampamento, ero sempre rassicurata dalla presenza e dai baci di Patroclo:

Imparai a dormire di giorno, in modo tale che non sarei stato stanco quando lui tornava; in quei momenti aveva sempre bisogno di parlare, di descrivermi fino all’ultimo dettaglio i volti e le ferite e i movimenti degli uomini.
E io volevo essere in grado di ascoltarlo, di digerire quelle immagini sanguinolente, di dipingerle come immagini piatte e indimenticabili sui vasi delle generazioni future. Per renderlo libero da esse e farlo tornare Achille di nuovo.

Tutti noi immaginiamo Achille come un possente guerriero: d’altronde come sarebbe stato possibile per un sedicenne eccellere in battaglia? Tuttavia, oltre alla sua forza nel combattimento, vale la pena ricordare un altro episodio.

Prima di partire per Troia, Teti costringe Achille a nascondersi sull’isola di Sciro, dove si traveste da donna per far perdere le proprie tracce. Sarà solo Odisseo a scoprire l’inganno quando, creato il falso allarme di un attacco al palazzo, nota che una donna, invece di scappare, ha istintivamente preso una spada.

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Per essere stato confuso così bene con una ragazza, di certo Achille non doveva essere così muscoloso e virile come viene immaginato di solito. Con i lunghi capelli dorati, il corpo minuto, aveva probabilmente un aspetto femminile/androgino. Dopotutto era un semidio, la vera forza non gli proveniva dai muscoli.

In poche parole, Achille incarna tutto ciò che vorremmo riportare nella nostra società: un eroe che può essere femminile, senza perdere l’onore e il coraggio. Un uomo al quale è permesso piangere e amare con delicatezza. Direi che è ben lontano dal borioso Pelide che avevo in mente prima di iniziare questo libro.
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Passiamo a Patroclo, perché anche qui ci sono delle controversie. Lui era un valoroso guerriero, l’unico che poteva addirittura raggiungere Achille, ma in questo libro viene descritto come un uomo comune, normale. Pacifico, particolarmente portato per la medicina, tanto che sarà molto utile nell’accampamento.

Mi è piaciuto molto questo Patroclo: era quasi istintivo identificarsi nella sua normalità. Inoltre i suoi sentimenti e sensazioni sono descritti così bene da sembrare reali, tanto che lui è sicuramente il mio personaggio preferito.

Se non bastasse la storia d’amore tra Achille e Patroclo e il loro inevitabile destino, ciò che rende ancora più doloroso bello questo libro è proprio il fatto che tutti conosciamo la storia dell’Iliade e, anche se sarebbe impossibile memorizzare tutti i nomi dei guerrieri e dei luoghi, basta un singolo indizio per ricordare cosa accadrà dopo e cadere nel panico.

Ho letto questo libro in inglese e ho trovato la scrittura molto piacevole e scorrevole, ma non semplicistica. Una cosa che mi è piaciuta moltissimo sono state le similitudini e metafore con la natura: le labbra gonfie come i corpi delle api, la pelle color dell’olio d’oliva.
La prima parte del libro, quella felice e priva di guerra, è caratterizzata da un’atmosfera mediterranea e aprica e mi sono sentita letteralmente a casa, in una terra che conoscevo, simile al Sud Italia, solo un po’ più bella.

Consiglio questo libro a chi adora la mitologia greca e le storie di eroi, e a tutti coloro che hanno sempre creduto che Achille e Patroclo fossero amanti. Lo consiglio anche a chi non lo ha mai creduto possibile, perché forse per una volta (per questa volta) potreste cambiare idea.

Alessia xx

philtatos: (greco) i più cari e più vicini al mio cuore

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Da grande farò la filosofa

Ultima ora di venerdì, stanca morta dopo la lezione di educazione fisica.

«E adesso chi se lo sente Kant?»

Mi era venuta la nausea a furia di parlare di giudizi sintetici a priori e se avessi sentito un’altra volta la parola sintetico mi sarei messa ad urlare. Insomma, non c’erano affatto i presupposti per stare attenti alla spiegazione.

In compenso, c’erano tutti i presupposti per essere polemici, perché se c’è una cosa che non sopporto è non capire le cose. Mi capita con i libri: se non capisco la fine, mi irrito, e non so più se sono io la stupida o lo scrittore incompetente.

«Ma perché Kant dice questo? Insomma, è un controsenso…»
«E perché non posso osare per conoscere il noumeno? Non è proprio quello lo scopo della conoscenza?»

Insomma, si trattava di domande auliche e piene di saggezza, ma ciò non toglie il fatto che fossi davvero una rompiballe a interrompere costantemente la lezione.

Mi piaceva Kant, come mi erano piaciuti altri filosofi in passato, ma ancora una volta sentivo di non capire a fondo quello che voleva dire, o comunque se anche lo capivo, avevo sempre qualche polemica sulla punta della lingua.

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Perché conoscere, per me, significa volare alto nella mente come se l’attrito dell’aria non esistesse, significa pensare l’impensabile. E non importa se precipiterò al suolo perché, per controsenso e per natura, è proprio l’aria a sostenere il mio volo: nella mia mente non potrò mai farmi male.
Ma Kant dice NO: la conoscenza non può spingersi oltre i limiti. E giù con le polemiche…

Così ho avuto un’idea.
Un’idea davvero geniale, ad avere il tempo.

Diventerò una filosofa.

Chi era Kant per essere uno dei più importanti filosofi? Era speciale? Era particolarmente acculturato o ricco? Aveva fatto la guerra? Niente di tutto questo.

Lui aveva delle idee, e anche io ho le mie.

Non sono particolarmente devota, anzi sono quella che definisco una cristiana passiva. sono stata battezzata perché i miei genitori, e i loro genitori, e i genitori dei loro genitori erano stati battezzati. Se fossi nata in un’altra nazione – se l’Alessia che sta scrivendo in questo istante, vivesse in un altro ambiente, la penserebbe diversamente da me?.

tumblr_mrbh18bjsv1r8ytr4o1_400Sono andata a messa per quanto ho dovuto, ho studiato molti filosofi in questi anni di liceo, ma nessuna teoria mi ha mai convinto perfettamente.
Sarà che sono una millenial e che non ci sono abbastanza gioie nella mia vita? Sarà, ma ho una mia filosofia.

Tutti possiamo essere filosofi, senza aver paura di pensare: chi sono io per dire questo?
Pensate che da bambino Kant avesse già in mente i giudizi sintetici a priori?

Alessia xx
(la vostra locale fonte di battute sui filosofi)

transeunte: fugace

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Amore a tempo indeterminato (una poesia)

Vorrei mi notassi
Sulla pista da ballo,
Perché mi sto divertendo
Senza di te.

Vorrei mi notassi
Addormentata sul divano,
Perché è notte fonda
E la festa non sembra voler finire.

Il tuo sguardo
È un’invenzione
Che mi costringe a voltarmi,
Ma tu non ci sei affatto.

Solo nella mia mente
Compari ogni volta
E mi pensi
E mi cerchi.

Alessia xx

nitore: chiarezza, eleganza

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Micah e Lete (una storia)

C’è sempre un momento in cui ci si accorge che i propri incubi sono veri, e quello era il suo.

Nella grotta si gelava e l’umido penetrava nelle loro ossa. Dalla volta scendevano le stalattiti, come infinite spade di Damocle sopra le loro teste, che gocciolavano con irritante precisione. Ogni volta che sentiva quel plick! veniva scossa da un brivido di freddo, quasi la goccia avesse colpito lei e non il suolo. Guardando in alto le pareva di scorgere una luce, ma poteva benissimo trattarsi del velo di lacrime appeso alle ciglia, del quale, seppur strizzando gli occhi, non riusciva a liberarsi.

Era stesa a terra, i vestiti macchiati, due dita contro il collo del ragazzo, proprio sotto la mandibola. Stava controllando che ci fosse ancora il battito, seppure fosse debolissimo.

«Tu…» biascicò lui, prendendole delicatamente il polso e allontanandolo dal suo collo. «Tu…» ripeté. «Puoi andare.» Sembrava quasi che le stesse dando una possibilità, ma la conosceva ormai da troppi anni e sapeva che a lei non piaceva che le dessero ordini. Non doveva, poteva, ma questo non cambiava il fatto che lui volesse che lei si salvasse.

Avrebbe voluto ridere, come faceva sempre alle sue proposte assurde, come aveva fatto quando le aveva chiesto di sposarlo, ma in quel momento gli occhi gli si riempirono di lacrime e un gemito scappò da quelle labbra di porcellana, ormai tragicamente pallide.

«Non vado da nessuna parte.» Lo baciò una volta per soffocare il dolore, il suo o quello del ragazzo non seppe dire, ma lui aveva già smesso di lamentarsi. Gli uomini provano vergogna a mostrarsi vulnerabili, ma lei provava vergogna a non sapere cosa fare per aiutarlo.our_windy_meadows_by_laura_makabresku-d71dls6

Abbassò lo sguardo sulla sua maglia intrisa di sangue e fu come se qualcuno le avesse preso a calci lo stomaco, per quanto le faceva male quella visione.

Non volevano salvare nessuno, non volevano fare gli eroi. Volevano solo andarsene da quella città dove ogni minima libertà personale era violata e ogni violazione giustificata. La loro casa era sotto sorveglianza, la loro lista della spesa era sotto sorveglianza, non perché fossero sospetti, ma perché semplicemente la vita andava così.

Erano usciti una mattina e non erano più tornati, erano corsi nel bosco, oltre il vecchio filo spinato che da bambina credeva fosse un cimelio della Seconda Guerra Mondiale. Non sapevano dove andare, ma muoversi dava loro l’impressione di avere un piano, anche se si trattava solamente di raccogliere uova di tortora per fare colazione.

Per la prima volta si erano sentiti liberi e soli, e lei si era resa conto di odiare infinitamente la divisa color senape da insegnante che indossava ogni giorno, al punto che  avrebbe voluto addirittura dare fuoco alla camicetta e andare in giro svestita. E l’avrebbe fatto, se lui non glielo avesse impedito.

«Sei geloso delle tortore, Micah?» lo prese in giro, incrociando le braccia sui bottoni disfatti.

In cuor suo, Micah temeva che avrebbero presto scoperto la loro fuga, e con il senno di poi aveva avuto ragione, ma a dir la verità non aveva abbastanza paura da non restare eccitato da lei. «Sono delle gran chiacchierone.» le soffiò tra i seni, facendole scivolare la camicetta.

Stavano fuggendo, ma era un bel tempo per vivere.

Era Micah ad essere sporco di sangue, lei era illesa, se non si contava il senso di morte in fondo alla gola. Era stato colpito da una pallottola silenziata quando eventualmente li avevano trovati. Aveva fatto appena in tempo a gettarla nel lago per proteggerla quando aveva visto i Guardiani, per questo all’inizio aveva pensato che si trattasse di uno stupido scherzo.

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«Micah, sei un gran—» aveva riso, levandosi le ciocche bagnate dal viso. Ma anche lui era nell’acqua, statico come un fermo immagine e l’unico movimento era il filo rosso che sbocciava dal fianco destro. Per un istante, pensò che se non avesse raggomitolato al più presto quel filo, di lui non sarebbe rimasto che un inutile bandolo. Poi si rese conto che se così fosse accaduto non sarebbe stato semplicemente inutile, ma anche morto.

I Guardiani avevano attaccato anche lei. Nell’acqua risultava più difficile sfuggirgli, ma aveva afferrato i capelli di uno di loro e l’aveva mandato a sbattere su una delle rocce iridescenti del fondale. Non l’aveva ucciso, ma con qualche fortuna l’aveva affogato almeno un po’.

Erano stati trascinati in quella grotta e per miracolo lui riusciva ancora a mettere un passo dopo l’altro. Non avrebbe risposto delle sue azioni se lo avessero sfiorato una seconda volta. Ma l’avevano fatto, quando con un calcio dietro le ginocchia lo avevano gettato a terra e lei aveva quasi potuto sentire l’orribile suono degli organi spappolati.

Adesso si guardava attorno, forzandosi dal distogliere lo sguardo dal sangue: lui non poteva sollevarsi senza che il fiotto di sangue e umori fluisse fuori dalla ferita. I Guardiani li avevano abbandonati lì, ma non a morire di freddo: presto sarebbero tornati e li avrebbero uccisi, come in quelle storie che si raccontano per spaventare i bambini.

«Lete, vai.» protestò, il sangue gli gorgogliava in fondo alla gola. «Lete.» la implorò. Era il suo messaggio in codice.

La chiamava così, l’aveva sempre fatto. «Grazie a te dimentico quanto questo posto faccia schifo.» Ma lei non poteva dimenticarlo e andare avanti, perché quel posto, tutto quanto, faceva schifo, e l’unica dannata cosa bella stava morendo sotto i suoi occhi.

«To die by your side» iniziò a cantare, baciandolo sul collo con la scusa di controllare il battito «is such an heavenly way to die

Il petto di Micah sussultò e Lete si staccò tormentata, ma stava ridendo. «Non è molto di buon gusto, in questo momento.»

«Non è di buon gusto nemmeno che tu muoia prima di me.» protestò, mentre lui tornava ad accarezzarle i capelli castani. Con la coda dell’occhio, vide alcuni movimenti, ma questa volta non si trattava di lacrime, quelle le aveva finite.

Nel momento in cui lui smise di pettinarla, seppe di essere morta.wings_by_laura_makabresku-d70lmaq.jpg

Alessia xx
(un abbraccio virtuale alle 30 persone che mi hanno seguito fino a questo momento. ho deciso di scrivere qualcosa di diverso, di condividere un’altra parte di me – non la scrittura, ma i miei sogni poco normali! tutte le immagini sono di laura-makrabresku)

pedissequo: chi segue passivamente un modello, senza originalità