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L’arte di essere tristi (ma anche arrabbiati, delusi, traditi…)

Molti di voi riconosceranno questa citazione di Meryl Streep agli scorsi Golden Globe:

meryl-1Negli ultimi giorni mi sono ritrovata a riflettere su queste parole. Tutti noi, che in un modo o nell’altro ci esprimiamo artisticamente, ci ispiriamo alla vita vera: nessun romanzo fantasy è mai inventato, ma nasce sempre da esigenze o per motivazioni reali. 

Spesso l’ispirazione risiede nei momenti tristi. Non lo trovo affatto strano, anzi credo sia qualcosa che facciano tutti: quando litighiamo con qualcuno, passiamo poi le ore successive ad immaginare tutto ciò che avremmo potuto rispondere a tono, o a sognare le peggior disgrazie per la suddetta persona.tumblr_mu0tcfilin1qztsrto1_540

Chiamatela ironia o estrema produttività, ma nel mio caso quando sono triste o arrabbiata in un certo senso divento anche più poetica. Io sono anche una scrittrice, non riesco a trattenermi dal romanzare tutto, di conseguenza ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria… o meglio, corrisponde un personaggio destinato a una vita non troppo felice. 

Per altre persone, quelle che sono dei veri problemi nella mia vita, riservo ruoli altrettanto importanti. È sicuramente un modo per vendicarsi, ma una vendetta anche un po’ vigliacca. Se davvero avessi un problema, potrei migliorare di molto la mia vita affrontandolo, e non facendolo affrontare a un mio personaggio. Ma fidatevi, anche in questa maniera la vendetta dà le sue soddisfazioni.

Torniamo quindi alla citazione di Carrie Fisher. Prendi il tuo cuore spezzato e fanne dell’arte. Ecco cosa faccio io. Credo siano le esperienze negative a darci ispirazione, non perché siamo depressi o ci piace essere tristi: anche nella stesura di una storia, secondo lo schema di Propp, c’è bisogno necessariamente di un antagonista e della rottura dell’equilibrio iniziale. 

Quando si ha un ricordo felice di solito non lo si vuole modificare, ma ci si crogiola in quella bella sensazione; con quelli negativi si cerca di trasformarli in qualcosa che faccia meno male, abbellendo la cattiva esperienza—imparando, come si dice di solito—o vendicandosi.

Sono perfettamente d’accorto con quella citazione, ma qui vorrei specificare il significato di “arte” con una seconda di Rainbow Rowell:

She was like art, and art isn’t supposed to be beautiful. Art is supposed to make you feel something.

L’arte non è sempre bella. Se ho un bellissimo ricordo, anche la sua rappresentazione sarà bellissima. Ma se la mia arte deriva da qualcosa di negativo, è improbabile ricavarne una immagine Bella. Quindi quando leggo quella citazione di Carrie Fisher, io leggo: «prendi il tuo dolore e rendilo utile.»tumblr_oyoej24pKb1svgg3co1_500

Prendi il tuo dolore e non farlo stagnare. Trasformalo in arte, che non è necessariamente qualcosa di Bello. Rifiutati di sottostare a ciò che non sopporti nella tua storia, piangi in maniera orribile nel tuo dipinto, arrabbiati nella tua musica. Rendi utile a qualcosa quel cuore spezzato e anche solo in questo ti starai vendicando, non contro chi ti ha spezzato quel cuore, ma contro il dolore stesso. 

Di solito subiamo il dolore in maniera passiva: potremmo anche sforzarci di non pensare a una delusione o un tradimento, ma il problema è che il dolore rimarrà sempre lì. Se pensiamo al dolore come un fulmine, non siate la terra sulla quale si abbatte la scarica, assorbendola. Siate l’acqua che si elettrizza e reagisce.

Utilizzate quel cuore spezzato per creare qualcosa, per trovare un senso, per vendicarvi di tutte le cose che avete sempre voluto dire. A lungo andare avrete sgomberato la vostra mente e, su qualcosa che minacciava di farci vacillare, starete costruendo delle solide fondamenta. Qualcun’altro, forse un po’ più coraggioso di noi, leggendo, guardando, ascoltando la vostra arte potrebbe riuscire a migliorare la propria vita. 

Alessia xx