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Journal entries #1

Mi piace moltissimo il disegno, la pittura, i colori. Completare un disegno con le proprie mani dà la sensazione di aver costruito qualcosa di tangibile, qualcosa che prima era solo un ologramma nella testa. Mi piace il disegno (il che non significa che sia brava, eh), ma sono anche frettolosa. Quando ho un’idea la devo realizzare all’istante, e a chi importa studiare per la maturità? 

Voglio condividere con voi alcuni dei disegni del mio journal, o meglio gli unici, per adesso. Ho usato un vecchio libro, di quelli con la copertina rigida e anticheggiante, intitolato “Il fiore della letterature malese e indonesiana”, perché il nome mi è sembrato un’ottima premessa. Sì, sto rovinando un libro disegnandoci sopra, ma a mia discolpa posso dire che quel libro non l’avrei mai letto e l’ho salvato dalla polvere nella libreria.

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Ci tengo a precisare che questi disegni sono originali solo a metà: in alcuni casi ho copiato disegni di altri ben più bravi di me, aggiungendo delle mie frasi. Testa e mano non sono ancora abbastanza coordinati per disegnare perfettamente le mie idee! 

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Solo io penso che una ragazza-medusa sia un’idea assolutamente geniale? Quando ho visto questo disegno su internet sono rimasta così sorpresa che ho sentito il bisogno di riprodurlo. E, neanche a farlo apposta, la ragazza e persino la spada sembrano usciti dalla storia che sto scrivendo!

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Avevo appena finito di vedere Lion, la strada verso casa e mi ero innamorata di Dev Patel. Non ci sono altre spiegazioni.

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Probabilmente non mi crederete, ma ho sognato questo disegno. così quando mi sono svegliata ho pensato: se è l’universo a chiedermelo, allora lo farò seduta stante! So che non è il più bello, ma mi piace particolarmente l’idea di un duello a colpi di bandiere contro la queerfobia. 

Spero di continuare ad aggiungere disegni: potrebbe trasformarsi in un bel libro di ricordi in futuro!

Alessia xx

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Anti femminismo o cuore ferito?

Di solito non parlo di cose che non mi piacciono. Potrei parlare di libri brutti e film brutti, ma preferisco che questo blog sia un luogo di riflessione, piuttosto che di critica. Tuttavia, a tutto c’è una prima volta!

Per caso e per sfortuna mi sono ritrovata a studiare il poeta latino Giovenale proprio a marzo. Come mai questa cosa dovrebbe apparire strana? Perché mentre in tutta Italia si stavano organizzando gli scioperi del Lotto Marzo, nel frattempo un europarlamentare ha condiviso con il mondo la sua importante opinione: «ovviamente le donne devono guadagnare meno degli uomini perché sono più deboli, più piccole e meno intelligenti.» Al pari di questo politico, Giovenale è uno dei più grandi misogini che abbia mai avuto il piacere di studiare.

fc6aaa31096a6a81bff7d017bfb816f8.jpgQuando studio letteratura latina mi metto veramente d’impegno a cercare possibili riferimenti queer e femministi, e quando ne trovo qualcuno mi si stringe il cuore per la gioia. Per esempio, nel Satyricon di Petronio i protagonisti Encolpio e Ascilto sono entrambi innamorati del’efebico Gitone.
Nella seconda ecloga delle Bucoliche virgiliane un pastore di nome Coridone è innamorato del giovane Alessi e si strugge per lui. L’elemento omosessuale in Virgilio è così importante che il premio Nobel per la letteratura André Gide ha scritto un saggio in difesa dell’omosessualità (Corydon) in cui si legge:

L’importante è comprendere che, là dove voi dite contro natura, basterebbe dire: contro costume.

E alla fine arriva Giovenale, lo scrittore più inutile della letteratura latina. Se non si fosse capito, odio davvero Giovenale e ve lo smonterò pezzo per pezzo. Probabilmente questo articolo si trasformerà in una lezione di letteratura latina, ma spero che la mia arrabbiatura vi faccia almeno divertire.

Marziale, un altro scrittore latino, ricorda Giovenale come un poeta cliens, sempre affannato al seguito di potenti protettori. All’epoca Mecenate era morto da un pezzo e se gli artisti volevano vivere della propria arte dovevano lavorare su commissione, quasi elemosinando. giovenale-3

Ciò che spinge Giovenale a scrivere è l’indignatio, che sembra piuttosto il risentimento di un uomo che non ha voluto o saputo adattarsi al mondo che cambia.
Quindi fa di tutto per sottolineare la mortificazione della giustizia e il capovolgimento dei valori. È un convinto tradizionalista, uno che schifa i graeculi (immigrati greci) e rimpiange il mos maiorum. Trovo Giovenale molto attuale, che dite?

Nelle sue satire si lamenta di tante cose: della depravazione in cui è caduta Roma, del clientelismo a cui è costretto. Critica la vita militare, i nuovi genitori che non sanno educare i figli. Critica il vizio dell’omosessualità, che è ovviamente colpa dei Greci, e odia le donne.

Dalla prima all’ultima, nessuna si salva. Qualsiasi atteggiamento femminile viene screditato e non solo quelli “comprensibilmente” rivoluzionari e femministi. Intendiamoci: se un poeta latino Tizio mi dice che le donne devono restare a casa a fare figli, mi limito a ridere sul paragrafo che devo studiare e vado avanti. Cosa posso aspettarmi dal 60 d.C.? Giovenale, invece, è un misogino a tutto tondo e critica le donne anche quando fanno cose tipicamente femminili, come indossare gioielli, truccarsi, profumarsi.

Augurati che la matrona, che a mensa ti siede accanto, non conosca tutta la storia, che non capisca tutto quello che legge. Odio la donna che si rifà di continuo al Metodo di Palemone, senza sbagliare mai una regola e, ostentando le sue anticherie, cita versi a me sconosciuti. Proprio non c’è nulla al mondo di più intollerabile di una donna ricca!

La domanda sorge spontanea: ma nessuno lo ha mai mandato a quel paese?

Ho sperato che si discutesse della sua misoginia in maniera approfondita, ma ciò non è accaduto a causa dei tempi ristretti delle lezioni, o forse perché non a tutti importa quel che dice. Da un lato penso: perché sono costretta a studiare un individuo così inutile nella sua produzione letteraria oltre che nella mentalità?, ma forse è meglio conoscere il proprio nemico. Sicuramente sarò sembrata una vera secchiona mentre bestemmiavo contro uno scrittore trapassato, ma questo io lo chiamo “studio critico”.

Forse la letteratura latina ci serve ancora oggi per evitare titoli del genere:Cattura

Sfido a giustificare in questa maniera le parole del famoso europarlamentare.

Alessia xx

abulia: mancanza di volontà di prendere una decisione

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Aristos Achaion, il migliore tra i Greci

«Cantami, o Diva, l’ira del Pelide Achille»

images.jpgTutti conosciamo la storia di Achille e della guerra di Troia. Io stessa, sin dalle medie, non ho mai avuto una grande opinione del nostro Pelide. Lo ricordavo pieno di sé, borioso, egoista: solo perché Agamennone gli aveva portato via Briseide, lui si era rifiutato di combattere? Nonostante sapesse che la sua forza era l’unica arma per sconfiggere Ettore?
Non sopportavo Achille e ben gli stava la morte di Patroclo, era la giusta punizione per il suo egoismo.

Non ero preparata ad un nuovo e più delicato ritratto di Achille, non ero preparata ad ascoltare le sue ragioni e i suoi sentimenti. La Canzone di Achille di Madeline Miller è stato per me una vera scoperta.

A sorpresa, il vero protagonista è Patroclo che da bambino, fu esiliato dal padre e accolto presso la corte di Peleo. Qui fa la conoscenza di Achille e resta subito affascinato dai suoi capelli d’oro e dalla sua bellezza efebica. Per salvarlo dai rimproveri del maestro d’armi, Achille lo nomina suo compagno di vita, che lo avrebbe seguito durante le sue lezioni di lira e di combattimento.

Tra i due ragazzi si instaura una profonda amicizia, seppure ostacolata dalla madre di Achille, la ninfa Teti. Patroclo e Achille crescono insieme e, specchiandosi l’uno nell’altro, scoprono a poco a poco i cambiamenti nei propri corpi. Insieme vengono istruiti dal centauro Chirone e proprio in una caverna sul monte Pelio, lontani dagli occhi di Teti, comprendono i loro veri sentimenti.tumblr_inline_ng71u146J51svi88o-4340.jpg

Sono innamorati l’uno dell’altro, lo sono sempre stati. Per Patroclo, Achille è ormai la unica famiglia che gli resta e lo ama così intensamente da non temere la morte e da seguirlo nella guerra di Troia. Achille, invece, nonostante sia consapevole della sua importanza nella guerra, con Patroclo al proprio fianco è certo di poter diventare il primo eroe felice della storia.

Ci sono teorie contrastanti riguardo al rapporto tra Patroclo e Achille, tra chi pensa che tra loro ci sia solo un’amicizia molto profonda e chi invece crede che fossero amanti. Io preferisco di gran lunga la seconda teoria e, leggendo alcuni versi dell’Iliade, mi sembra difficile non poterci credere:

Mi sono innamorata del loro amore, così com’è descritto nel libro. Delicato e passionale, innocente e forte, ben oltre la morte.

Questo libro mi ha fatto riscoprire entrambi i personaggi, primo fra tutti Achille. Certamente non è mai stato un personaggio semplice da amare, ma come potevo odiarlo, adesso, sapendo che il suo unico desiderio era rimanere al fianco di Patroclo, anche a costo di fuggire dai suoi doveri?
Rispetto a quando ho letto per la prima volta l’Iliade, ora sono decisamente più matura, anche se è stato comunque difficile accettare il fatto che all’epoca l’onore doveva essere difeso quanto la vita stessa.

Nel corso della lettura, temevo che Achille si sarebbe trasformato in una belva irrazionale. In quei momenti, dopo i combattimenti, quando Achille tornava coperto di sangue all’accampamento, ero sempre rassicurata dalla presenza e dai baci di Patroclo:

Imparai a dormire di giorno, in modo tale che non sarei stato stanco quando lui tornava; in quei momenti aveva sempre bisogno di parlare, di descrivermi fino all’ultimo dettaglio i volti e le ferite e i movimenti degli uomini.
E io volevo essere in grado di ascoltarlo, di digerire quelle immagini sanguinolente, di dipingerle come immagini piatte e indimenticabili sui vasi delle generazioni future. Per renderlo libero da esse e farlo tornare Achille di nuovo.

Tutti noi immaginiamo Achille come un possente guerriero: d’altronde come sarebbe stato possibile per un sedicenne eccellere in battaglia? Tuttavia, oltre alla sua forza nel combattimento, vale la pena ricordare un altro episodio.

Prima di partire per Troia, Teti costringe Achille a nascondersi sull’isola di Sciro, dove si traveste da donna per far perdere le proprie tracce. Sarà solo Odisseo a scoprire l’inganno quando, creato il falso allarme di un attacco al palazzo, nota che una donna, invece di scappare, ha istintivamente preso una spada.

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Per essere stato confuso così bene con una ragazza, di certo Achille non doveva essere così muscoloso e virile come viene immaginato di solito. Con i lunghi capelli dorati, il corpo minuto, aveva probabilmente un aspetto femminile/androgino. Dopotutto era un semidio, la vera forza non gli proveniva dai muscoli.

In poche parole, Achille incarna tutto ciò che vorremmo riportare nella nostra società: un eroe che può essere femminile, senza perdere l’onore e il coraggio. Un uomo al quale è permesso piangere e amare con delicatezza. Direi che è ben lontano dal borioso Pelide che avevo in mente prima di iniziare questo libro.
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Passiamo a Patroclo, perché anche qui ci sono delle controversie. Lui era un valoroso guerriero, l’unico che poteva addirittura raggiungere Achille, ma in questo libro viene descritto come un uomo comune, normale. Pacifico, particolarmente portato per la medicina, tanto che sarà molto utile nell’accampamento.

Mi è piaciuto molto questo Patroclo: era quasi istintivo identificarsi nella sua normalità. Inoltre i suoi sentimenti e sensazioni sono descritti così bene da sembrare reali, tanto che lui è sicuramente il mio personaggio preferito.

Se non bastasse la storia d’amore tra Achille e Patroclo e il loro inevitabile destino, ciò che rende ancora più doloroso bello questo libro è proprio il fatto che tutti conosciamo la storia dell’Iliade e, anche se sarebbe impossibile memorizzare tutti i nomi dei guerrieri e dei luoghi, basta un singolo indizio per ricordare cosa accadrà dopo e cadere nel panico.

Ho letto questo libro in inglese e ho trovato la scrittura molto piacevole e scorrevole, ma non semplicistica. Una cosa che mi è piaciuta moltissimo sono state le similitudini e metafore con la natura: le labbra gonfie come i corpi delle api, la pelle color dell’olio d’oliva.
La prima parte del libro, quella felice e priva di guerra, è caratterizzata da un’atmosfera mediterranea e aprica e mi sono sentita letteralmente a casa, in una terra che conoscevo, simile al Sud Italia, solo un po’ più bella.

Consiglio questo libro a chi adora la mitologia greca e le storie di eroi, e a tutti coloro che hanno sempre creduto che Achille e Patroclo fossero amanti. Lo consiglio anche a chi non lo ha mai creduto possibile, perché forse per una volta (per questa volta) potreste cambiare idea.

Alessia xx

philtatos: (greco) i più cari e più vicini al mio cuore

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Nel paese delle citazioni #Tag

Quante volte abbiamo letto un libro e pensato sì, è esattamente quello che penso!
Il che è anche strano, se ci pensate – un autore sconosciuto che riesce a raccontare alla perfezione una vostra idea…

Grazie a londoner18, partecipo al tag delle citazioni!
Queste sono in assoluto le mie frasi preferite, quelle che ho scritto ovunque potessero essere scritte, anche sulla pelle. Le trovo motivazionali e ogni volta che le leggo sento di poterle mettere in pratica, migliorandomi. Sarà pure solo una questione mentale, ma un po’ autoconvincimento serve sempre!

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Evelyn, la mia senpai:

La mia filosofia di vita:

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Per questo tag nomino:
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unpensieroacaso
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Sono curiosa di conoscere le vostre citazioni!

Alessia xx

ofidiofobia: paura dei rettili