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M come Mitologia e Manga

Di solito non mi piace leggere più di un libro per volta, ma questo mese sono inciampata in due lavori niente male, non troppo impegnativi ma che valgono una lettura.

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Il primo libro è Zeus grants stupid wishes. A no-bullshit guide to world mythology, di Cory O’Brien. Vi lascereste mai scappare un libro con un titolo del genere?

Questo è tutto ciò che ho sempre desiderato: un retelling della mitologia mondiale scritta dalla lingua, o meglio tastiera, biforcuta di O’Brien. Nulla di simile ad “A volte ritorno” di Niven, quindi non aspettatevi un racconto moralista o commuoventi capitoli sul perché l’amicizia tra Gilgamesh e Enkidu sia un tema ancora attuale. Anzi, non aspettatevi nè capo nè coda da questo libro!

Cosa spinge Zeus ad accoppiarsi con ogni essere vivente gli passi sotto il naso? Oppure… avete presente Dio? Come mai ha impiegato sette giorni per creare la Terra, quando Ra ha fatto tutto in un solo giorno? E lui ha dovuto prima creare se stesso! Mentre Persefone e Izanami sono entrambe bloccate nell’Ade dopo aver mangiato chicchi di melograno, che coincidenza…

La scrittura è molto scorrevole, una chiacchierata tra amici decisamente alticci, a colpi di metafore, ragionamenti pseudo-seri e la vera, ma poco credibile mitologia di mezzo mondo. Un’ampia sezione è dedicata ai miti greci, ma O’Brien ha lasciato spazio anche al Giappone, ai paesi nordici, all’India, al Messico e a tante altre culture.

È un piacere scoprire che i miti greci non sono i più assurdi (quelli indiani li battono di gran lunga) oppure che in alcuni casi ci sono molte somiglianze, come il sacrosanto diluvio universale. Nel passato erano proprio fissati!

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                                             ♦ ♦ ♦ 

Il secondo titolo invece è un manga cinese di cui sono innamorata persa e probabilmente continuerò a parlarne fino alla tomba. Sto parlando di Tamen de gushi (La loro storia) di Tan Jiu. Qiu Tong è innamorata di una studentessa che frequenta il liceo vicino al suo. Vorrebbe parlarle o almeno chiederle come si chiama, ma come può farlo se basta un sorriso della ragazza a mandarla completamente in tilt e a farla arrossire come un pomodoro?

Grazie a una pioggia improvvisa le due ragazze avranno l’occasione di conoscersi. Mentre i sentimenti di Qui Tong si intensificano di giorno in giorno, nasce in lei la speranza che anche Sun Jing possa nutrire qualcosa nei suoi confronti: il modo in cui si muove e l’affetto con cui le parla sembrano significare qualcosa di più.

Per quanto ne so, è piuttosto raro trovare dei manga yuri, ovvero storie d’amore tra ragazze, che siano innocenti, romantici e non espliciti, ma Tamen de gushi è quell’eccezione che conferma la regola. La cosa che mi piace di più è che non si tratta di una storia travagliata, niente angst: mettetevi comodi e godetevi i tentativi di Qiu Tong mentre cerca di conquistare Sun Jung. Sarà un po’ imbarazzante per la nostra protagonista, ma anche decisamente tenero.tamen-de-gushi-ch-106-pic-4.jpg

Adesso il manga conta 133 capitoli e spero che lo aggiornino al più presto perché sono in letteralmente in fibrillazione. I disegni sono accurati e ricchi di particolari, e i capitoli sono come un cesto di ciliegie, in cui una tira l’altra e in un paio d’ore vi ritroverete ad esserne ossessionati e a cercare fanart su internet!

Facili da leggere, perfetti per questa stagione assurdamente calda, ve li consiglio… ehm… caldamente.

Alessia xx

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Quando Gesù scese sulla Terra (per la seconda volta)

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Questo mese ho letto un libro estremamente impertinente, a tratti volgare, ed è un libro sulla religione. Va bene, forse non è proprio sulla religione, ma il protagonista rimane pur sempre Gesù Cristo: sto parlando di A volte ritorno di John Niven.

Dopo una settimana di vacanza (equivalente a qualche centinaio di anni terrestri), Dio torna in Paradiso e scopre a malincuore quello che hanno combinato gli uomini: inquinamento, terrorismo, omofobia, canzonette pop da quattro soldi. Come porre rimedio a questa situazione infernale?

Suo figlio Gesù Cristo è la soluzione: viene spedito una seconda volta sulla Terra, squattrinato e con un talento innato per la chitarra. Il palcoscenico di un talent show sarà il suo pulpito, i nuovi discepoli saranno due alcolisti, un’ex prostituta, un veterano del Vietnam e la sua band. Nessuno dei suoi amici crede veramente che sia Gesù Cristo, eppure lui è così onesto e misericordioso… che sembra quasi vero. Nessun miracolo questa volta (la moltiplicazione dei pani e dei pesci fu solo il risultato di tutta l’erba che avevano fumato) solo una richiesta: fate i bravi, cazzo!

Questo libro è totalmente pazzo, e l’ho adorato. Scherza con la religione, o meglio prende in giro ciò che gli uomini pensano di sapere sulla religione. Se siete facilmente suscettibili, leggete questo libro. La religione è un concetto talmente vasto, quindi è comprensibile che ognuno abbia la propria opinione, e (anche se la parola cazzo viene ripetuta una cinquantina di volte in tutto il romanzo) questa è un’ottima critica. Pericolosa, scritta apposta per i bigotti.

Ma il Vecchio Testamento dice… Ma il Corano dice…

Sono libri, scritti da persone che non sono Dio, esattamente come quello di Niven: è una gentilezza sentire entrambe le campane. Potrei essere imparziale, lo ammetto, perché non sono una persona molto religiosa, quindi sentitevi liberi di correggermi se sbaglio: pensate che a Dio importi se siete gay, neri, femmine o maschi? Lui vuole che tutti vivano in pace.

Mandare Gesù di nuovo sulla Terra potrebbe sembrare un tentativo disperato. Oggi non è obbligatorio seguire una religione, ognuno ha la propria filosofia, anche gli atei. Tuttavia il Gesù di Niven non vuole convertire nessuno, vorrebbe semplicemente dire al mondo: non uccidere il tuo prossimo, non rubare, non tradire… questa non è la parola di Dio, ma è la vostra stessa legge. Perché non la rispettate?

Questo libro non distrugge la religione, ma ne prende le distanze per guardarla dall’esterno, paradossalmente proprio attraverso gli occhi di uno dei protagonisti religiosi. Questo Gesù parla come un uomo moderno, non va in chiesa e non compie miracoli, ma è buono e caritatevole. Se la bontà di Gesù nella Bibbia ci sembra troppo lontana e mistica, nel libro di Niven si fa concreta, priva di ogni velo metaforico: recuperare del cibo per i senzatetto, salvare un gay dalla furia degli intolleranti, impedire un omicidio.

Alla fine mi sono chiesta: Gesù, come puoi perdonare gli uomini che ti stanno uccidendo?

Dio vuole ciò che è meglio per gli uomini, e in fondo anche gli uomini sanno cosa è meglio per loro. Se non fosse per il denaro, il potere e la pigrizia saremmo tutti dei bravi cristiani, senza che un certificato di battesimo ci dia ufficialmente questo titolo. E se quel certificato esiste, ben venga, ma ricordate una cosa: non basta aver passato l’esame di guida per diventare piloti. 

Questo libro mi dà un po’ di speranza. Ogni volta che lo leggo, vorrei essere una persona migliore e imparare a suonare la chitarra come lui. E ogni volta, piango al finale, l’avreste mai creduto? Ho pianto per la morte di Gesù Cristo.

Alessia xx

genetliaco: compleanno

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Hamilton: tra musical e poesia rap

Chi è Alexander Hamilton? Uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Perché questo personaggio dovrebbe interessarvi? Sicuramente c’è molto da imparare da un uno come lui, ambizioso, sempre in prima linea per realizzare il proprio sogno… ma soprattutto dovrebbe interessarvi perché esiste un musical sulla sua vita. Un musical che ha vinto ben 16 Tony Awards e un Pulitzer!

Il musical Hamilton ha debuttato nel 2015 a Broadway con musiche e testi scritti da Lin-Manuel Miranda, attore, compositore, rapper e mille altri talenti. Sul serio, quell’uomo è una meraviglia61fM8p2FKsL._SS500.jpg.

Alexander Hamilton è un orfano originario di una sperduta isola nei Caraibi. Il suo destino sembra quello di continuare a vivere a qualunque costo: sopravvive persino ad un uragano che distrugge la sua città. Oltre a sopravvivere, lui scrive moltissimo e racconta la sua vita sfortunata. Si distingue proprio per la sua intelligenza e grazie a una colletta riesce a pagarsi il viaggio verso New York

Qui la situazione è tesa e si sente aria di rivoluzione: gli americani sono ormai stanchi delle tasse imposte dall’Inghilterra. Hamilton fa amicizia con i rivoluzionari Marquis De Lafayette, John Laurens e James Mulligan, e incontra anche un tale Aaron Burr, uomo ambiguo, che cambia partito all’occorrenza e aspetta la sua occasione per prendere il potere.

Hamilton si fa strada nella politica e si distingue in battaglia, attirando l’attenzione del generale George Washington, di cui diventa il braccio destro. Nel frattempo conosce le sorelle Schuyler: Eliza, che diventerà sua moglie, Angelica, a cui confiderà i propri dubbi politici. And Peggy!

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“We’re looking for a mind at WORK”

Il sogno di Hamilton è quello di creare una banca centrale e introdurre la moneta unica, ma i suoi progetti sono ostacolati dai numerosi avversari politici. Viene preso dalla frenesia e arriva persino a sacrificare la propria vita famigliare in nome della politica. Molti dei suoi amici sono ormai morti in battaglia e per una volta Aaron Burr smette di aspettare e decide di agire.

Ammetto di aver dato una chance a questo musical semplicemente perché piaceva alla mia  crush, ma nonostante la delusione amorosa, ne è valsa davvero la pena.

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Ma non sono tipo da musical, potrebbe dire qualcuno.

Hamilton è un musical diverso, innovativo. Vorrei poter spiegare a parole in cosa consiste la sua diversità, ma la cosa migliore sarebbe ascoltare un qualsiasi brano e lasciarvi conquistare. Non si possono inquadrare le canzoni in un solo genere musicale, non sono le “tipiche” canzoni da musical: si passa dal rap all’hip hop alla ballata, in un accostamento affascinante.

I testi sono stati scritti da Lin-Manuel Miranda che, tra le sue innumerevoli doti, è anche un paroliere. Dietro il successo di Hamilton c’è uno dei testi più complessi in materia di rime, allitterazioni e giochi di parole: proprio per questo è veramente facile imparare a memoria le canzoni. Il difficile sta nel cantare tutte le parti contemporaneamente!

Al momento del debutto, creò scalpore la scelta di assumere solo attori non-bianchi. Il cast di Hamilton, infatti, è composto esclusivamente da attori neri, ispanici e asiatici. Lo stesso Lin-Manuel Miranda ha origini portoricane. Questa scelta nel casting è stata sicuramente azzardata, ma Miranda ha spiegato la sua scelta: «Il nostro cast assomiglia all’America di oggi. Stiamo raccontando la storia di uomini bianchi del passato, utilizzando attori di colore, e questo rendo la storia più immediata e accessibile al pubblico moderno.»

Portare in scena in un momento come questo la storia di un immigrato che ha reso l’America grande sembra una sfida a tutti gli effetti. Non a caso durante una rappresentazione, il cast si è rivolto direttamente al vicepresidente Mike Pence, che non è mai stato troppo favorevole all’immigrazione, con la speranza che quella rappresentazione di un’America diversificata potesse ispirare il governo a proteggere tutti, senza il bisogno di muri.tumblr_o9ep8ykf9n1vvpvzmo1_500Hamilton è un mix stupefacente, un caso particolare in cui non basta sommare le componenti per ottenere il risultato finale. Ogni personaggio vi comunicherà qualcosa: Angelica è la donna che sogna la parità prima che venisse contemplata dalla legge. Alexander Hamilton è l’uomo impavido con una vena di follia. Aaron Burr, per quanto meschino, è una parte di noi. Infine Eliza è la vera eroina: senza di lei non conosceremmo questa storia.

 

Alessia xx
(potete ascoltare la colonna su YouTube e, se cercate bene, troverete anche l’intero spettacolo)

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“Il capitano se n’è andato. Io sono il capitano.”

Chi era Neerja Bhanot? Con molta probabilità questo nome non vi dirà nulla, tuttavia è il nome di un’eroina che aveva solo ventidue anni. La sua storia è raccontata nel film Neerja (trovate qui lo streaming).
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Con un viso da modella e un lavoro da assistente di volo, Neerja sta rimettendo insieme i tasselli della propria vita.
La notte tra il 4 e il 5 settembre 1986 s’imbarca sul volo PAN-AM diretto a New York. Sembrerebbe un volo come un altro, ma quando fa scalo a Karachi, in Pakistan, l’aereo viene attaccato da un gruppo di terroristi che spiana la strada a colpi di pistola.
I terroristi sono troppo rapidi per le hostess, che non riescono a chiudere il portellone in tempo, e nei primissimi istanti di isteria, Neerja si sforza di seguire la procedura.

«Hijack, dirottamento» comunica ai piloti, che riescono a fuggire attraverso l’uscita di emergenza.

Seguono 17 ore di confinamento per i 379 passeggeri, mentre la polizia locale cerca di guadagnare più tempo possibile per capire quale sia il movente del dirottamento. Ma la diplomazia non è il punto di forza di nessuno dei due fronti, specialmente quello dei terroristi che arrivano ad uccidere al solo scopo di mettere fretta alla polizia.

Ciascun assistente di volo è addestrato per una simile emergenza, ma chi mai penserebbe che sarà giusto il proprio aereo ad essere in pericolo? Forse la probabilità non è poi così bassa, ma ognuno cerca ottimisticamente di non pensarci e nemmeno nella mente di Neerja, che pure si è dimostrata la più forte in quella situazione disperata, c’era la vaga idea di un dirottamento.

Quando i terroristi pretendono di farsi consegnare tutti i passaporti, lei nasconde quelli degli americani, unici e innocenti obiettivi dell’attacco. E quando minacciano di sparare sulla folla spaventata, lei s’impone una calma e un’autorevolezza sconosciuta perfino a se stessa e inizia a servire bicchieri d’acqua, a calmare i passeggeri.
Di nascosto spiega come aprire il portellone per poter fuggire nel momento più opportuno, informazioni che si riveleranno vitali quando alla fine i terroristi perderanno il controllo di se stessi e della situazione.

Questa non è solo la trama di un film, sono gli ultimi istanti di vita di Neerja Bhanot, morta a ventidue anni, due giorni prima del suo compleanno, mentre portava in salvo tre bambini, gli ultimi rimasti su quell’aereo.

Dopo la sua morte, le è stata assegnata la medaglia Ashoka Chakra, uno dei più importanti riconoscimenti in India che premia il coraggio di fronte al nemico in tempo di pace.
Inoltre, l’associazione Neerja Bhanot Pam Am Trust, fondata dalla sua famiglia in suo onore, ogni anno conferisce il Neerja Bhanot Award a una donna donna indiana che abbia affrontato un’ingiustizia sociale per aiutare altre donne in difficoltà. 

Non so esattamente come sono capitata a vedere questo film, ricordo soltanto di aver visto per caso il trailer e di essere rimasta affascinata da tanto coraggio. Quello che davvero mi ha colpita è il fatto che quelli di Neerja non siano stati gesti eclatanti, non ha sbaragliato i terroristi con la forza o la furbizia: è stata semplicemente umana, ha corso un enorme rischio pur con piccoli gesti.

A questo punto sembrano superflui tutti gli altri aspetti cinematografici – musiche, attori, scenografie – quindi non voglio consigliare questo film a qualcuno in particolare.

A diciotto anni siamo pieni di una potenzialità spaventosa, o meglio una potenzialità che mi spaventa. Continuo a chiedermi se sarò mai in grado di realizzare i miei progetti e se in settanta, ottant’anni qualcuno si ricorderà di me e della mia scrittura, ma sono contenta di una cosa: conosco il nome di Neerja e adesso lo conoscete anche voi.

Alessia xx

psithirisma: (greco) il suono del vento tra le foglie

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Aristos Achaion, il migliore tra i Greci

«Cantami, o Diva, l’ira del Pelide Achille»

images.jpgTutti conosciamo la storia di Achille e della guerra di Troia. Io stessa, sin dalle medie, non ho mai avuto una grande opinione del nostro Pelide. Lo ricordavo pieno di sé, borioso, egoista: solo perché Agamennone gli aveva portato via Briseide, lui si era rifiutato di combattere? Nonostante sapesse che la sua forza era l’unica arma per sconfiggere Ettore?
Non sopportavo Achille e ben gli stava la morte di Patroclo, era la giusta punizione per il suo egoismo.

Non ero preparata ad un nuovo e più delicato ritratto di Achille, non ero preparata ad ascoltare le sue ragioni e i suoi sentimenti. La Canzone di Achille di Madeline Miller è stato per me una vera scoperta.

A sorpresa, il vero protagonista è Patroclo che da bambino, fu esiliato dal padre e accolto presso la corte di Peleo. Qui fa la conoscenza di Achille e resta subito affascinato dai suoi capelli d’oro e dalla sua bellezza efebica. Per salvarlo dai rimproveri del maestro d’armi, Achille lo nomina suo compagno di vita, che lo avrebbe seguito durante le sue lezioni di lira e di combattimento.

Tra i due ragazzi si instaura una profonda amicizia, seppure ostacolata dalla madre di Achille, la ninfa Teti. Patroclo e Achille crescono insieme e, specchiandosi l’uno nell’altro, scoprono a poco a poco i cambiamenti nei propri corpi. Insieme vengono istruiti dal centauro Chirone e proprio in una caverna sul monte Pelio, lontani dagli occhi di Teti, comprendono i loro veri sentimenti.tumblr_inline_ng71u146J51svi88o-4340.jpg

Sono innamorati l’uno dell’altro, lo sono sempre stati. Per Patroclo, Achille è ormai la unica famiglia che gli resta e lo ama così intensamente da non temere la morte e da seguirlo nella guerra di Troia. Achille, invece, nonostante sia consapevole della sua importanza nella guerra, con Patroclo al proprio fianco è certo di poter diventare il primo eroe felice della storia.

Ci sono teorie contrastanti riguardo al rapporto tra Patroclo e Achille, tra chi pensa che tra loro ci sia solo un’amicizia molto profonda e chi invece crede che fossero amanti. Io preferisco di gran lunga la seconda teoria e, leggendo alcuni versi dell’Iliade, mi sembra difficile non poterci credere:

Mi sono innamorata del loro amore, così com’è descritto nel libro. Delicato e passionale, innocente e forte, ben oltre la morte.

Questo libro mi ha fatto riscoprire entrambi i personaggi, primo fra tutti Achille. Certamente non è mai stato un personaggio semplice da amare, ma come potevo odiarlo, adesso, sapendo che il suo unico desiderio era rimanere al fianco di Patroclo, anche a costo di fuggire dai suoi doveri?
Rispetto a quando ho letto per la prima volta l’Iliade, ora sono decisamente più matura, anche se è stato comunque difficile accettare il fatto che all’epoca l’onore doveva essere difeso quanto la vita stessa.

Nel corso della lettura, temevo che Achille si sarebbe trasformato in una belva irrazionale. In quei momenti, dopo i combattimenti, quando Achille tornava coperto di sangue all’accampamento, ero sempre rassicurata dalla presenza e dai baci di Patroclo:

Imparai a dormire di giorno, in modo tale che non sarei stato stanco quando lui tornava; in quei momenti aveva sempre bisogno di parlare, di descrivermi fino all’ultimo dettaglio i volti e le ferite e i movimenti degli uomini.
E io volevo essere in grado di ascoltarlo, di digerire quelle immagini sanguinolente, di dipingerle come immagini piatte e indimenticabili sui vasi delle generazioni future. Per renderlo libero da esse e farlo tornare Achille di nuovo.

Tutti noi immaginiamo Achille come un possente guerriero: d’altronde come sarebbe stato possibile per un sedicenne eccellere in battaglia? Tuttavia, oltre alla sua forza nel combattimento, vale la pena ricordare un altro episodio.

Prima di partire per Troia, Teti costringe Achille a nascondersi sull’isola di Sciro, dove si traveste da donna per far perdere le proprie tracce. Sarà solo Odisseo a scoprire l’inganno quando, creato il falso allarme di un attacco al palazzo, nota che una donna, invece di scappare, ha istintivamente preso una spada.

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Per essere stato confuso così bene con una ragazza, di certo Achille non doveva essere così muscoloso e virile come viene immaginato di solito. Con i lunghi capelli dorati, il corpo minuto, aveva probabilmente un aspetto femminile/androgino. Dopotutto era un semidio, la vera forza non gli proveniva dai muscoli.

In poche parole, Achille incarna tutto ciò che vorremmo riportare nella nostra società: un eroe che può essere femminile, senza perdere l’onore e il coraggio. Un uomo al quale è permesso piangere e amare con delicatezza. Direi che è ben lontano dal borioso Pelide che avevo in mente prima di iniziare questo libro.
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Passiamo a Patroclo, perché anche qui ci sono delle controversie. Lui era un valoroso guerriero, l’unico che poteva addirittura raggiungere Achille, ma in questo libro viene descritto come un uomo comune, normale. Pacifico, particolarmente portato per la medicina, tanto che sarà molto utile nell’accampamento.

Mi è piaciuto molto questo Patroclo: era quasi istintivo identificarsi nella sua normalità. Inoltre i suoi sentimenti e sensazioni sono descritti così bene da sembrare reali, tanto che lui è sicuramente il mio personaggio preferito.

Se non bastasse la storia d’amore tra Achille e Patroclo e il loro inevitabile destino, ciò che rende ancora più doloroso bello questo libro è proprio il fatto che tutti conosciamo la storia dell’Iliade e, anche se sarebbe impossibile memorizzare tutti i nomi dei guerrieri e dei luoghi, basta un singolo indizio per ricordare cosa accadrà dopo e cadere nel panico.

Ho letto questo libro in inglese e ho trovato la scrittura molto piacevole e scorrevole, ma non semplicistica. Una cosa che mi è piaciuta moltissimo sono state le similitudini e metafore con la natura: le labbra gonfie come i corpi delle api, la pelle color dell’olio d’oliva.
La prima parte del libro, quella felice e priva di guerra, è caratterizzata da un’atmosfera mediterranea e aprica e mi sono sentita letteralmente a casa, in una terra che conoscevo, simile al Sud Italia, solo un po’ più bella.

Consiglio questo libro a chi adora la mitologia greca e le storie di eroi, e a tutti coloro che hanno sempre creduto che Achille e Patroclo fossero amanti. Lo consiglio anche a chi non lo ha mai creduto possibile, perché forse per una volta (per questa volta) potreste cambiare idea.

Alessia xx

philtatos: (greco) i più cari e più vicini al mio cuore

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Il Libro della Vita

Tutti abbiamo un film che vedremmo all’infinito senza stancarci mai. A volte non sappiamo nemmeno perché: saranno le musiche o i colori oppure i visi dei personaggi che ci attraggono così tanto. Il magico film che mi fa questo effetto è Il libro della vita.

locandina.jpgQuattro bambini in gita al museo incontrano una guida che racconta la storia di una leggendaria scommessa tra La Muerte e Xibalba, sovrani dell’aldilà messicano.

Xibalba, stanco di vivere nella Terra dei Dimenticati dove regna tetra la solitudine, vorrebbe scambiare il suo regno con quello della Muerte, che invece si gode la fiesta nella Terra dei Ricordati. Per questo motivo stringono una scommessa, incrociando il destino dell’aldilà con le vite dei tres amigos: Manolo (Diego Luna) e Joaquin (Channing Tatum), entrambi innamorati di Maria (Zoe Saldana).

Ancora bambina, Maria viene mandata a studiare in Spagna, mentre Manolo e Joaquin promettono di aspettarla, costretti però a vivere dietro l’ombra delle rispettive famiglie. Manolo viene costretto a seguire la tradizione di famiglia e a diventare un matador, senza avere mai il coraggio di uccidere il toro. Su Joaquin, invece, pesa la fama del padre, grande condottiero morto nella guerra contro i Banditos.

Il ritorno di Maria è l’occasione perfetta per confessare i loro sentimenti, ma i tres amigos non hanno fatto i conti con la scommessa, il cui esito potrebbe sconvolgere non solo le loro vite, ma anche quelle di tutto il mondo.

Se siete alla ricerca di un’onosta rappresentazione della tradizione messicana, avete trovato il film giusto per voi: divertente, affascinante e soprattutto prodotto e diretto da due messicani, Guillermo del Toro e Jorge Gutierrez, senza il pericolo del cosiddetto white washing

Personalmente, trovo la cultura messicana estremamente affascinante e grazie a questo film ho potuto conoscere un mondo che, sebbene appaia lontano e mistico, è invece più reale. Il Dia de los Muertos è più che un semplice giorno di devozione per i messicani: è una vera festa che non si limita alle calaveras, decorazioni di zucchero a forma di teschi, o alle maschere colorate.

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Le musiche originali sono particolarmente belle anche nella versione italiana, il che mi ha sorpreso non poco. Aguzzando l’udito, potrete ascoltare anche le cover italiane di Creep (Radiohead) e Can’t Help Falling In Love (Twenty One Pilots): insomma, non potrete fare a meno di ascoltare in loop tutta la playlist di questo film 💕

Guardando Il libro della vita mi sono sentita di nuovo innamorata, di una persona, della vita, della musica, e la prima volta che ho visto questo film ho letteralmente pianto di felicità. Non riesco a descrivere in maniera adeguata perchè sia tanto speciale per me, forse l’ho guardato nel momento giusto, quando avevo bisogno di carica di positività e colore che questo film sprizza scena dopo scena.

Ammirate la gloriosa magnificenza del Messico!

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Alessia xx

omoidashiwarai: (giapponese) ridere da soli quando ci si ricorda qualcosa di divertente

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Caterina e la nuvola d’oro: una vita a rovescio

Ho conosciuto Simona Baldelli alla presentazione del suo nuovo libro: dopo tanti anni a calcare il palcoscenico, ha una strana difficoltà nel definirsi scrittrice, nonostante La vita a rovescio non sia il suo primo romanzo.

«La storia di questo libro nasce grazie a una sbronza»

Un’amica le aveva regalato un libro dalla copertina arancione – no, rossa, ma chissà perché la sua mente continua a ricordarla arancione. Si trattava di un saggio storico, non esattamente il suo genere preferito, ma per non fare un torto a nessuno aveva nascosto il libro in valigia, senza nemmeno darvi un’occhiata.

Dopo le birre strappate all’unico locale ancora aperto a quell’ora di notte e con troppo poco sonno in corpo, il giorno dopo vagava per le sale conferenze del Salone Internazionale del Libro, alla ricerca di un angolino in cui riposarsi. Seduta in fondo a una sala semivuota, il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi fu: «Sicuramente stanno presentando un saggio storico».

«Un poco alla volta mi sono svegliata e ho iniziato a sentire dei suoni. Poi quei suoni si sono trasformati in parole e quelle parole in frasi. E quelle frasi in una storia bellissima. Stavano presentano quel mio libro con la copertina arancione»

cover.jpgCon il viso deturpato dal vaiolo, Caterina Vizzani vive a Roma. Tiene i conti per la falegnameria del padre ed è più sveglia di molti maschi che comandano il suo piccolo mondo. Nella scuola di cucito che è costretta a frequentare, Caterina conosce Margherita dai capelli d’oro.

Margherita che non ha paura della cicatrice sul suo viso – anzi, quando sono insieme è Caterina a dimenticarsi di essere tanto imperfetta. Margherita che ogni sera le racconta dell’amore tra Bradamante e Fiordispina come fosse un loro segreto, e forse c’è davvero qualcosa da tener nascosto: natura, no – stregoneria.

Qualsiasi sia quel nome tanto sospirato dalle due amanti, troppo grave è la colpa di Caterina, che è costretta a fuggire da Roma. Un’infestazione di cimici le farà scoprire Giovanni Bordoni. Grazie a lui, Caterina deciderà di mandare all’aria quel copione striminzito impartitole per nascita e nel suo nuovo costume, comincia a sentirsi padrone della scena, padrone del mondo.

Perché adesso che è un maschio, la sua cicatrice vaiolata non spaventa più le donne, ma le seduce, e l’ambizione all’indipendenza tanto condannata in Caterina, per Giovanni diventa sinonimo di grandezza d’animo. Il suo più grande desiderio è diventare un cavaliere come Bradamante, ma la brama di un potere negato alle donne spesso allontanerà Giovanni dal fare la scelta giusta, dal creare il suo regno a rovescio.

Quando mi è stato proposto questo libro sono stata molto felice di dargli un’occasione: personalmente non avevo mai letto un autore italiano parlare dell’identità sessuale e in generale è un tema su cui mi piace discutere.

cover.jpgInoltre, la caratteristica di questo romanzo è che nonostante la questione affrontata ovviamente influisca sulle scelte di Caterina, la storia non ne viene monopolizzata. Non ci sono capitoli eterni sull’educazione sessuale o manifesti per la parità dei diritti: è la storia di una ragazza vera che vuole essere libera, anche se per farlo deve indossare un costume, e anche se questo può sembrare una contraddizione.

Proprio il fatto che sia una storia vera in alcuni casi potrà farvi arrabbiare: a tratti Caterina mi era sembrata egoista e maschilista. Non riuscivo ad accettare come proprio lei, avendo una possibilità di riscatto, potesse preferire i privilegi maschili della vita sessuale e lavorativa! Avrebbe potuto ribaltare il mondo, invece si era limitata a scalarlo.

Questo perché siamo abituati personaggi realistici, ma inventati – personaggi che possono farsi carico di essere paladini della giustizia senza in realtà perdere nulla, perché la loro vita nasce direttamente dalla tastiera dello scrittore. Nella vita vera, invece, pur avendo idee di giustizia e di parità, il primo istinto è sempre quello di proteggersi.

Consiglio La vita a rovescio di Simona Baldelli a chi ama le vite avventurose e turbolente, a chi non può credere che tutto ciò sia realmente accaduto e a chi – invece – ha sempre creduto che la letteratura e la poesia siano roba da pazzi.

Alessia xx
(Simona Baldelli è pubblicata da Giunti Editore: trovate qui tutti i suoi libri
La vita a rovescio è stato nominato libro del mese per Fahrenheit-Radio Tre)

picacismo: disturbo dell’alimentazione caratterizzato dall’ingestione prolungata di sostanze non nutritive (carta, legno…)