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Breve storia horror: film tratti dai libri

Per noi lettori la storia è sempre la stessa: leggiamo un libro, ci piace. Scopriamo che ne hanno tratto un film, decidiamo di guardarlo. Ancora freschi di lettura, ricordiamo tutti i particolari, tuttavia sappiamo di dover essere comprensivi e di non avere aspettative troppo elevate: un film non potrà mai essere fedele al libro in tutto e per tutto.

Alla fine ci accontentiamo, anche se vengono tagliate delle scene per motivi di tempo. Poi arriva quel particolare che fa ci corrugare la fronte… ma quella ragazza? C’era una motivazione seria dietro le sue azioni, perché non hanno citato nulla? E nel libro il protagonista si era salvato perché aveva elaborato un bel piano! Perché nel film sembra che tutto succeda a caso?images.jpg

È in quei momenti che un lettore si domanda: perché (proprio a me)? Perché cambiare la storia? Cosa costa al regista o produttore del film seguire la trama originale? Questo discorso vale per centinaia di film e serie tv tratte da libri, ma in questo caso mi riferirò a Battle Royale di Koushun Takami, perché è quello che ho letto/visto di recente. (In breve, i ragazzi di una classe di terza media sono costretti a uccidersi a vicenda a causa di una legge del governo che organizza ogni anno la Battle Royale).

Esistono tre tipi di differenze tra libro e film:

  1. quelle necessarie per rendere più godibile la storia sotto forma di film. Per esempio, in BR i ragazzi indossano dei collari attraverso i quali vengono registrate le loro conversazioni. Nel libro per comunicare in segreto, scrivono su dei fogli. Nel film, semplicemente coprono il collare con la mano per evitare di essere sentiti. È una variazione logica: sicuramente allo spettatore darebbe fastidio dover leggere dei bigliettini mentre guarda il film.

  2. quelle inutili, che variano alcuni particolari. Nel libro Kazuo Kiriyama e Shogo Kawada sono studenti della classe terza B. Nel film sono “nuovi compagni” che si sono uniti alla classe solo per quell’occasione, anzi Kazuo Kiriyama ha deciso di partecipare volontariamente. Ma quando? Ma dove? Certo, questo cambiamento non varia la storia, ma perché cambiare?

  3. quelli decisamente sbagliati. Nel film il professore responsabile della Battle Royale risparmia la vita alla studentessa Noriko Nagakawa, della quale sembra invaghito (???) e sembra voler coprire il piano di fuga di alcuni ragazzi. Nel libro, ovviamente, non esiste nulla del genere.tumblr_odbpn1gidj1utsakio2_540tumblr_odbpn1gidj1utsakio1_540

Il primo tipo di variazione è per il bene del film, gli ultimi due secondo me esistono semplicemente per far arrabbiare i lettori. Non si tratta di interpretazione, ma di una cattiveria vera e propria: se la trama originale dice una cosa, il regista non la può interpretare in un modo diverso. La trama è una! A questo proposito mi vengono in mente i film tratti dalla serie «Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo»: bei film in sè, ma non chiamateli «Percy Jackson» se la storia è diversa dai libri. tumblr_n5rtn26p6s1r6rjufo1_540tumblr_n5rtn26p6s1r6rjufo2_540

Tuttavia devo spezzare una lancia (che ironia) a favore del film di BR per alcune scene originali assenti nel libro che ho trovato molto azzeccate, come il dialogo tra Hirono Shimizo e Mitsuko Souma che riassume al meglio la follia a cui giungono i ragazzi durante la Battle Royale:

Come conclusione per questo articolo di sfogo ho una domanda per voi registi e produttori: perché non seguite i libri? Avete bisogno di un budget più alto per mantenervi fedeli al libro? Secondo me i fan sarebbero disposti a fare persino delle collette, pur di non vedere scempiata una storia.

Se qualcuno ha delle risposte, le renda subito note: deve pur esserci un motivo dietro tutto ciò. Forse un tentativo di rivolta passivo-aggressiva da parte dei registi di tutto il mondo oppure una strana maniera in cui il karma si vendica sui lettori…tumblr_n822puibbn1sdxvxdo1_500Raccontatemi i vostri traumi cinematografici, a partire dalla più famosa e pacata citazione di Silente «DID YA PUT YA NAME IN THE GOBLET OF FIYAH». Pacati, miraccomando.

Alessia xx

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Journal entry #3

Non mi sono dimenticata del mio journal! Tuttavia nel mese di agosto ho avuto ben poca ispirazione e completare l’iscrizione all’università è stato un vero incubo… Credo di essermi sentita in colpa, quindi ho recuperato velocemente, improvvisamente inspirata dalla vita vera: preparatevi quindi per un paio di disegni autobiografici, ma non perfettamente in proporzione.

Ho deciso di indicare con © i lavori che ho ideato personalmente per distinguerli da quelli che copio perché ispirata dagli originali. A Cesare quel che è di Cesare. 

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Ya’aburnee è una parola araba che significa letteralmente: seppelliscimi. Indica il desiderio un po’ macabro che l’amante muoia prima dell’amato perché senza quello, la vita dell’amato sarebbe insopportabile. Credo sia la definizione perfetta per la storia di Patroclo e Achille.tumblr_owtvgfYkmV1secscao1_540Cronache del gay pride di Bari: che ci crediate o meno, tutto questo è successo veramente. É stato un momento davvero commuovente!PhotoGrid_1505825713552Sono pugliese e solo quest’estate ho assaggiato i fichi d’india? É un fatto molto grave che rasenta il disonore! Non mi ero mai accorta di quante piante di fico ci fossero nella mia zona e adesso ogni volta che passo per le campagne, non posso fare a meno di notarli… e pensare a quanti posso mangiarli senza fare indigestione.CatturaSe non avete mai ascoltato il discorso dell’astrofisico Neil deGrasse Tyson, The Most Outstanding Fact, rimediate subito. Ha il potere di far rinascere in voi l’amore per l’Universo, di farvi sentire parte integrante dell’armonia dei pianeti. É una delle persone più belle di questo pianeta.

 

Alessia xx
(trovate qui le pagine precedenti del mio journal)

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Clausole romantiche

Mi sono resa conto di non essere una grande amante delle cose permanenti — delle cose permanenti che hanno effetti sulla mia libertà. Ho già parlato di figli e di come bisognerebbe pensarci non due, ma svariate volte, prima di pentirsi di aver sacrificato la propria vita (perché è indubbiamente un sacrificio).

Adesso vorrei parlare di relazioni, in particolare quelle etero. Non che questo non possa accadere in altre, ma capirete anche voi che quello di cui parlerò è più comune nelle relazioni etero, o comunque ha più visibilità mediatica.

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Mi spaventa una relazione con un ragazzo — parlo di una relazione seria da “viviamo insieme e progettiamo il futuro”. Perché?

Perché ogni giorno sui giornali compaiono notizie di stalking, violenze, abusi, maschilismo. Il che significa che ogni giorno un ragazzo o uomo che sia decide di colpire e uccidere la donna con cui ha o ha avuto una relazione. Vi renderete conto che la probabilità non è così bassa e che forse c’è un po’ da preoccuparsi.

Poi penso alle mie future relazioni e la mia prima reazione è: non mi fido dei ragazzi e le relazioni etero sono pericolose. Una parte di me pensa che si tratti di un pregiudizio, perché i ragazzi che conosco sono tutte brave persone. D’altro canto, mi dico quasi tutti sono persone decenti a 18 anni. Poi le persone cambiano, al 50% in peggio. 

Ai ragazzi dico: mi dispiace.

Le azioni criminali di una parte di voi purtroppo vi coinvolge, il che è ingiusto tanto quanto considerare pericolosi tutti i dobermann del mondo, solo perché uno ha morso una persona. Tuttavia diventa istintivo allontanarsi da quella razza canina quando la incontro per strada. Diventa istintivo non fidarsi.

Alle ragazze dico: tutelatevi. 

Non mettete da parte il lavoro, non rinunciate a dei guadagni solo vostri. So che è brutto da dire ma precisate le clausole della relazione. Il vero amore non scapperà se gli insegnate a cucinare o a spolverare, e se lo facesse o se sentisse minata la propria mascolinità, vi sarete risparmiate della fatica.

Si tratta di un problema di fiducia ed una grande seccatura. Vorrei fidarmi dei ragazzi come faccio con le ragazze. Forse è perché sono una ragazza e se vedo una gonna corta non mi partono i neuroni, quindi credo di sapere cosa pensa una ragazza. A prescindere dall’orientamento sessuale.

Darebbe fastidio anche a me precisare che le faccende di casa vanno condivise, così come (spero) anche ai ragazzi dia fastidio sentirselo dire. Ma devo dirlo perché temo che venga dato per scontato il fatto che debba preparare il pranzo e rassettare la casa. E io non voglio questo. Se si tratta di un fraintendimento, di un luogo comune, allora il minimo che si può fare è ribadire il contrario. Stare in una relazione significa prendersi cura dell’altro, non limitare le proprie libertà per l’altro.
tumblr_ojax295NKm1und9zxo1_540Se sto uccidendo il romanticismo, mi dispiace. Io sono una persona profondamente romantica, ma non ho intenzione di rischiare la mia vita e libertà. Come si dice: meglio soli che male accompagnati. 

Una relazione, e in particolare una matrimonio, è un contratto e nessuno firmerebbe un contratto solo perché chi lo propone è affascinante e gentile. hhh.PNG

La società ha reso l’amore estremamente complicato, in alcuni casi un vero e proprio pericolo. Forse aveva ragione quel detto: meglio soli…. Ma questa è una menzogna bella e buona: non avere una relazione non significa rimanere soli, ci sono gli amici e i conoscenti. Inoltre, avere una relazione non deve significare staccarsi dal mondo. 

Alessia xx

 

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Almeno l’arte è gratuita

Cosa è l’arte? La parola “arte” è troppo grande, troppo vaga. Qualsiasi cosa ha un potenziale artistico, ma il suo essere arte può durare anche solo un momento. Arte è la città dei nostri sogni quando la visitiamo per la prima volta, arte è un amico che suona la chitarra quando noi non ne siamo capaci.

Ci sono due modi per avvicinarsi all’arte: usufruirne oppure crearla. Usufruire dell’arte aiuta a crescere, aavere una mente più aperta al diverso e al cambiamento. L’arte è sempre stata sovversiva, un mezzo di comunicazione e di scoperta.
Attraverso un film o un libro posso capire come è andata l’evacuazione di Dunkerque o cosa è passato nella mente di Billy Milligan, l’uomo con 24 personalità. E quando l’arte non è “estrema”, in ogni caso dà un feedback su chi l’ha prodotta e sull’ambiente da cui proviene, permettendo di conoscere altre culture e altri “casi umani”.

Non solo chiunque può usufruirne, ma chiunque può crearla. Questo non significa che sia semplice e non parlo neppure di quando davanti a una tela tagliata di Lucio Fontana, si pensa «che ci vuole, lo so fare pure io».tumblr_ovss05zX711rwpwk7o1_400.pngTutti hanno un mondo dentro di sé e ognuno crea dell’arte con quello che ha. L’arte non è invenzione, tutto il contrario. L’arte è una realtà che può essere raccontata nuda e cruda, oppure mascherata da fumetto o da libro fantasy.

Non c’è bisogno di essere portati per creare. Non devi essere Jimi Hendrix per suonare la chitarra: probabilmente nessuno sarà mai bravo quanto lui, ma questo non ha impedito ad altre persone di diventare musicisti e non ha impedito a me di imparare tre accordi sull’ukulele. Eppure, quando suono quei tre accordi, sono molto fiera di me stessa.tumblr_oo4r4aJJv21w2vomyo1_540.pngTutta l’arte sta in ciò che si prova. Sarebbe molto bello parlare dei propri sentimenti tutto il giorno ed essere anche pagati per questo, ma la verità è che bisogna essere davvero fortunati per poter vivere di arte. La maggior parte di noi farà un lavoro comune, ma tutti possono continuare a creare. 
Io posso continuare a scrivere per anni la storia che mi frulla per la testa, ogni pagina sarà una soddisfazione personale anche se nessuno mi assicura che riuscirò a finire. Ma nonostante tutto, mi considero almeno un po’ una scrittrice.

L’arte è molto importante nella mia vita perché viene esclusivamente da me stessa. In poche parole, l’arte non viene dai soldi. Ho bisogno di pagare una montagna di tasse per lavorare o avere un’istruzione, ma non per disegnare un fumetto o imparare a suonare il triangolo.
Per fare qualsiasi cosa oggi si ha bisogno di una barca di denaro e la mia prospettiva, nella peggiore delle ipotesi, è questa: se mai mi ritroverò a svolgere un lavoro che mi è indifferente, solo perché devo guadagnare — se mai non riuscirò a vivere come voglio, potrò almeno creare arte per me stessa e per i miei amici.

Sono sicura che dovunque vivrò, riuscirò a creare arte e questo mi rassicura. Riuscirò a usufruire dell’arte, e questo mi rassicura. Non mi servono i soldi per fare arte, ho solo bisogno di  ispirazione, che credetemi è molto più difficile da trovare. L’ispirazione non cresce mica sugli alberi!

Don’t do drugs, do art: conoscerete meglio gli altri e soprattutto, gli altri conosceranno meglio voi.

Alessia xx

eucatastrofe: (coniato da Tolkien) il rivolgimento repentino del male in bene 

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M come Mitologia e Manga

Di solito non mi piace leggere più di un libro per volta, ma questo mese sono inciampata in due lavori niente male, non troppo impegnativi ma che valgono una lettura.

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Il primo libro è Zeus grants stupid wishes. A no-bullshit guide to world mythology, di Cory O’Brien. Vi lascereste mai scappare un libro con un titolo del genere?

Questo è tutto ciò che ho sempre desiderato: un retelling della mitologia mondiale scritta dalla lingua, o meglio tastiera, biforcuta di O’Brien. Nulla di simile ad “A volte ritorno” di Niven, quindi non aspettatevi un racconto moralista o commuoventi capitoli sul perché l’amicizia tra Gilgamesh e Enkidu sia un tema ancora attuale. Anzi, non aspettatevi nè capo nè coda da questo libro!

Cosa spinge Zeus ad accoppiarsi con ogni essere vivente gli passi sotto il naso? Oppure… avete presente Dio? Come mai ha impiegato sette giorni per creare la Terra, quando Ra ha fatto tutto in un solo giorno? E lui ha dovuto prima creare se stesso! Mentre Persefone e Izanami sono entrambe bloccate nell’Ade dopo aver mangiato chicchi di melograno, che coincidenza…

La scrittura è molto scorrevole, una chiacchierata tra amici decisamente alticci, a colpi di metafore, ragionamenti pseudo-seri e la vera, ma poco credibile mitologia di mezzo mondo. Un’ampia sezione è dedicata ai miti greci, ma O’Brien ha lasciato spazio anche al Giappone, ai paesi nordici, all’India, al Messico e a tante altre culture.

È un piacere scoprire che i miti greci non sono i più assurdi (quelli indiani li battono di gran lunga) oppure che in alcuni casi ci sono molte somiglianze, come il sacrosanto diluvio universale. Nel passato erano proprio fissati!

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                                             ♦ ♦ ♦ 

Il secondo titolo invece è un manga cinese di cui sono innamorata persa e probabilmente continuerò a parlarne fino alla tomba. Sto parlando di Tamen de gushi (La loro storia) di Tan Jiu. Qiu Tong è innamorata di una studentessa che frequenta il liceo vicino al suo. Vorrebbe parlarle o almeno chiederle come si chiama, ma come può farlo se basta un sorriso della ragazza a mandarla completamente in tilt e a farla arrossire come un pomodoro?

Grazie a una pioggia improvvisa le due ragazze avranno l’occasione di conoscersi. Mentre i sentimenti di Qui Tong si intensificano di giorno in giorno, nasce in lei la speranza che anche Sun Jing possa nutrire qualcosa nei suoi confronti: il modo in cui si muove e l’affetto con cui le parla sembrano significare qualcosa di più.

Per quanto ne so, è piuttosto raro trovare dei manga yuri, ovvero storie d’amore tra ragazze, che siano innocenti, romantici e non espliciti, ma Tamen de gushi è quell’eccezione che conferma la regola. La cosa che mi piace di più è che non si tratta di una storia travagliata, niente angst: mettetevi comodi e godetevi i tentativi di Qiu Tong mentre cerca di conquistare Sun Jung. Sarà un po’ imbarazzante per la nostra protagonista, ma anche decisamente tenero.tamen-de-gushi-ch-106-pic-4.jpg

Adesso il manga conta 133 capitoli e spero che lo aggiornino al più presto perché sono in letteralmente in fibrillazione. I disegni sono accurati e ricchi di particolari, e i capitoli sono come un cesto di ciliegie, in cui una tira l’altra e in un paio d’ore vi ritroverete ad esserne ossessionati e a cercare fanart su internet!

Facili da leggere, perfetti per questa stagione assurdamente calda, ve li consiglio… ehm… caldamente.

Alessia xx

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Materno dilemma

Non ho idea del motivo, ma in questo periodo ho un unico argomento in testa: figli.
Sono quel tipo di persona che si lascia scappare “awwww” di tenerezza quando vede un bambino fare cose stupide ed ingenue, ma sono consapevole del fatto che un figlio tutto mio comporterebbe ben altre responsabilità.

In passato fantasticavo su due temi in particolare: avere un ragazzo e avere un figlio. Per il primo si può immaginare quello che si vuole, ma non si può costringere qualcuno ad avere una relazione. Per quanto riguarda il figlio, parte di me voleva rassicurarsi: il sangue del mio sangue non avrebbe potuto non volermi bene. Non sarei stata quel tipo di genitore che si fa odiare e avrei fatto di tutto per ricordarmi come ero da giovane per non cadere nel tipico comportamento da genitore rompiballe.

Sognavo, e sogno tutt’ora, un figlio anche per rendere il mondo un posto migliore. Credo di essere una brava persona e allo stesso modo vorrei educare i miei figli, che potrebbero fare qualcosa di buono per la società anche semplicemente essendo persone decenti.

Per quanto avere un figlio rimanga qualcosa di fantastico, adesso vedo più chiaramente due difetti che mi spaventano. Primo fra tutti è l’ansia. Non sono una persona ansiosa nel senso clinico, mi preoccupo normalmente come tutti, ma quando sono responsabile di qualcuno, impazzisco. Questo esempio è estremamente personale, ma con tutta probabilità mi ha traumatizzato.

I miei genitori erano partiti per il fine settimana ed ero rimasta a casa con mio fratello. Da poco era stato mandato in onda su Le Iene il servizio sulla Blue Whale Challenge, che ho guardato nonostante sapessi che non digerisco queste storie psicologiche. Come si suol dire, la curiosità uccise il gatto. 

Durante il giorno riuscivo a sopportare, ma la sera è stato orribile: non riuscivo a pensare ad altro. Cercavo di dormire, mentre mio fratello rimaneva sveglio a guardare la TV, ma sentivo il panico diffondersi dentro di me come mai prima di allora, con l’ansia di quello che sarebbe potuto succedere. 

Mai più nella vita, mi dissi. Avere un fratello comporta una quantità di ansia disumana, figuriamoci un figlio.

Il secondo motivo è più pragmatico. A volte avere dei figli è considerato un dovere. Va bene l’amore e la famiglia, ma è indiscutibile il fatto che, arrivati a una certa età, la gente fa figli perché così fan tutti, per poi assistere a un’ondata di genitori insoddisfatti che non fanno il lavoro che vogliono perché si guadagna poco, che non hanno tempo per le loro passioni… Ne vale la pena?

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La domanda sarebbe: perché si fanno figli? Forse per proseguire la specie, anche se a dirla tutta il mondo è in sovrappopolazione. O forse perché si vuole lasciare un’impronta nel mondo, si vuole lasciare il proprio cognome, come un cane che fa pipì per marcare il territorio?

Parlando per quelli della mia età, noi abbiamo sogni e progetti, ma abbiamo bisogno di tempo per realizzarli. Certo, si può lavorare ed essere un genitore nello stesso tempo, ma è complicato e inoltre credo che non tutti abbiano la vocazione del genitore. Personalmente voglio fare molto nella mia vita: ho bisogno di tempo per lavorare, scrivere, leggere, disegnare, stare con i miei amici e stare da sola.

Quando capita che qualcuno ha un figlio molto giovane la gente non si fa problemi a criticare. Perderai gli anni migliori, questo è il tempo per uscire con gli amici e non di badare a un figlio, ti sei giocato/a la gioventù. Quindi per un sedicenne avere un figlio è un ostacolo ai propri sogni, ma non lo è per un trentenne, ovvero quando si è all’inizio dell’indipendenza e della vita adulta? Credo che anche da adulti si abbiano sogni che non siano il matrimonio o i figli. tumblr_otq55bgeIn1w9hvp2o1_540

È egoista pensare che questa è la nostra vita?

Se un figlio è qualcuno a cui impartire un’educazione per rendere il mondo migliore, si potrebbe lavorare su se stessi non sugli altri, anche perché molto spesso tale padre non corrisponde a tale figlio. Se un figlio è qualcuno da cui ricevere amore, si potrebbe adottare un cucciolo e si risparmierebbe sull’ansia. 

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“Preferirei avere dei gatti” (Freddie Mercury)

So che i bambini sono teneri e tanto altro, ma io vivo soprattutto per me stessa.
Forse in futuro cambierò idea, forse no, ma sicuramente non bisognerebbe vergognarsi di un simile pensiero. Essere un genitore è un impiego dal quale tecnicamente non ci si può licenziare: nessuno acconsentirebbe a un lavoro che porta a una preoccupazione e a una dedizione constante, a meno che non si abbia la vocazione. Un po’ come i medici di frontiera o i volontari, solo in pochi sono pronti per questo.

Alessia xx

 

 

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Journal entry #2

Chi l’avrebbe detto che avrei riempito altre pagine del mio libro tanto velocemente? Ero seriamente preoccupata di non avere ispirazione, ma credo che il fatto di disegnare su pagine non bianche dia l’impressione di essere già a metà dell’opera. Mentre nelle pagine precedenti mi ero ispirata a disegni trovati in internet, questa volta è accaduto con alcune foto “reali”. Sono molto contenta di aver fatto progressi tanto da riuscire a riprodurre delle accettabili forme umane da dei veri modelli, piuttosto che da immagini già stilizzate. Un piccolo traguardo per me!

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Quest’anno ho fatto la maturità e alla prima prova ho scelto il tema sul rapporto uomo/natura. Leopardi, Foscolo, Montale: tutti autori che adoro! Tra i documenti c’era anche la poesia Limoni di Montale e questi versi, oltre a ricordarmi l’estate, mi hanno fatto moltissima tenerezza.

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Che sia vero oppure solo una visione romantica, a quanto pare le famose heart fingers coreane rappresentano proprio il cuore anatomico. Mi è piaciuto molto usare ago e filo sulle pagine!

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In questo periodo sono in fissa con gli One Republic e questa canzone mi ha sempre trasmesso forza e determinazione. Mi piace l’idea di brindare con il sole e in ogni stagione il tramonto è sinonimo di calma.

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Questo è forse il mio preferito tra le ultime pagine! La citazione è di una poesia di Kim In-yook, La fisica dell’amore, che è stata citata nel kdrama Goblin. Mi piace moltissimo quando dei concetti scientifici vengono applicati ai sentimenti, come nel caso dell’equazione di Dirac-Paul. Inoltre l’atmosfera è molto disneyana!

Alessia xx
(trovate qui le pagine precedenti del mio journal)